lunedì 17 settembre 2012

Il primo giorno di scuola

Lo scorso fine settimana sono stata con Marito in montagna. Abbiamo dormito nella baita di un amico, una vera baita  con pagliericci al posto dei letti, due lampade ad olio per illuminare la stanza e una tinozza come vasca da bagno. Non chiedetemi come mi hanno convinta, sta di fatto che alla fine mi sono divertita. Il nostro 'vicino di casa' era un valligiano. Passa lì l'estate, insieme alle sue mucche. Spesso lo raggiungono anche i due figli. Tommaso, sedici anni, si alza all'alba, porta le mucche al pascolo, pulisce la stalla, munge le mucche, fa nascere i vitelli e Dio solo sa cos'altro è in grado di fare. Francesco, sei anni appena compiuti, lo segue come un'ombra. Tommaso frequenta il liceo scientifico in città. E' abbastanza bravo: ha rischiato di essere rimandato in fisica, ma alla fine è passato senza debiti. Francesco, un bambino di poche parole, mi dice che sta per  iniziare la prima elementare. "Sei contento?" chiedo io. Il piccolo alza le spalle, fa sporgere il labbro inferiore e rivolge i palmi di entrambe le mani verso l'alto. "Non lo sa mica se deve essere contento o no, non gli ho detto cosa lo aspetta" dice Tommaso.

Esatto. Non sa cosa lo aspetta. Fino a giugno è andato alla scuola materna, poi ha passato intere settimane a saltellare da una roccia all'altra, a raccogliere fiori selvatici, a inseguire lucertole e ad infilarsi nelle tane delle marmotte. Tra pochi giorni inizierà la scuola, ma non lo sa. Nessuno gli ha detto che sarà tutto diverso, che dovrà stare fermo, seduto in silenzio per ore e ore, non l'hanno avvertito che avrà compiti da fare a casa, non sa che dovrà fare cose che non vorrà fare, che dovrà studiare e impegnarsi. 
Non lo sa e vive benissimo. Se lo sapesse inizierebbe sicuramente a lamentarsi, ad avere paura. Se  sapesse cosa lo aspetta non vorrebbe andarci a scuola. Invece se gli chiedi 'Sei contento che inizi la scuola?' ti risponde che non lo sa, aspetterà di vedere con i suoi occhi di cosa si tratta e poi ti darà una risposta.
Ben fatto Tommaso: non dire a tuo fratello cosa lo aspetta.

Dopo essere tornata a casa, aver fatto una vera doccia, una sana dormita nel mio letto con le doghe e un pediluvio per alleviare il dolore da trekking sono tornata alla mia vita da cittadina. Ho acceso il computer, controllato la posta e sono entrata in Facebook. Foto di bambini con cartelle più grandi di loro, foto di bambini in lacrime attaccati al braccio della mamma, foto di bambini seduti in classe, foto di genitori che fanno foto ai figli seduti in classe, atri della scuola trasformati in set fotografici con un tendone, un banco e una mela sul banco sotto le foto tanti commenti, troppi. Cito:
  • che splendida emozione!!!!!!!!quasi quasi una lacrimuccia mi scendeva.........BIMBI CRESCONO!!!!!!!!!!!!!Buon inizio Federico dalla tua mamma!!!!!!!!!!!!!!! 
E' vero una grandissima emozione!!!!
..ciccinino!! ma il lore l'ha fatto sedere vicino al ciccio per solidarietà'? Per non lasciarlo solo?
  • Primo giorno di scuola per Ludovico. Non so chi fosse più emozionato anzi sicuramente io. Che emozione per i genitori
..quando ci andranno le mie dovrò mettermi il pannolone..!!
 Che belle sensazioni. Anche per il mio Diego è stato il primo giorno, non volevo più andarmene da quella classe troppo grande per lui

  •   oh bellllllliiiiiiiii! e che si tengono le manine...tesori mi commuovo!!! Giuro che ho pianto!!! [foto primo giorno MEDIE  n.d.a]
 Che bello, Andrea è in classe con i suoi tre migliori amici delle elementari...cosa chiedere di più dalla scuola?

Non proseguo, avete capito l'antifona.  Capisco che i genitori siano felici, orgogliosi, al limite un po' commossi ma questo è troppo! E' troppo ed è sbagliato: lasciarlo solo? E' a scuola, non rinchiuso in uno scantinato! Genitori che piangono? Classi troppo grandi? Non è una guerra di trincea, è la scuola elementare! Ci siamo andati tutti, tutti abbiamo avuto un primo giorno di scuola e siamo sopravvissuti. C'è sempre stato chi piangeva e chi no, chi si faceva subito tanti amici e chi era più timido, chi aveva paura della maestra e chi non voleva mangiare in mensa. Siamo tutti sopravvissuti senza traumi.

A questo punto non posso esimermi dal toccare un tasto dolente: l'inserimento! Chi l'ha inventato? Quando? E soprattutto, perché? Ci sono scuole materne che obbligano i genitori ad essere presenti per le prime due settimane, a riprendersi il bambino dopo due ore, a tornare immediatamente se il bambino piange, a prolungare il periodo di inserimento se il bambino piange. Io e mio marito lavoriamo, le nostre famiglie vivono lontano. Se avessimo un figlio cosa dovremmo fare, prenderci un mese di ferie?
Ci sono bambini che i primi giorni piangono, è normale, ma se si accorgono che il loro pianto ha come effetto il ritorno della mamma continueranno a piangere fino alla tesi di laurea. Ci sono anche bambini che non piangono, ma se vedono altri bambini piangere e altre madri arrivare subito a prenderli, magari con un regalino, e riempirli di baci, decideranno di piangere anche loro.
Ci sono dei bambini che piangono, e allora? Non moriranno per questo e tra un paio di mesi  non ricorderanno nemmeno di aver pianto. 
Chi ha veramente bisogno dell'inserimento, il bambino o la madre che lo lascia per la prima volta? 
Alzi la mano chi di voi si ricorda i primi giorni di scola materna. Scommetto pochissimi, probabilmente nessuno. Alzi la mano chi si ricorda di aver pianto i primi giorni di scuola materna e di non essersi più ripreso da quel trauma. Alzi la mano chi, ancora oggi, odia la propria madre perché è stato lasciato piangente in un'aula d'asilo. Nessuno. Allora perché qualcuno ha inventato l'inserimento?

Mi ricordo ancora il mio primo giorno di lavoro. Mille cose da imparare, persone da conoscere, fotocopiatrici da localizzare, password da memorizzare. Per otto ore capi e colleghi mi hanno dato informazioni su informazioni, dal numero del bar di fronte per ordinare i caffè alla procedura da seguire per portare a termine una pratica da milioni di dollari. Già alla terza ora il mio cervello era in sovraccarico. Niente di quello che mi è stato detto dopo pranzo mi è rimasto in testa. Il giorno dopo è andata un po' meglio e sono riuscita ad immagazzinare informazioni per almeno cinque ore. Alla fine della settimana le otto ore non mi sono più sembrate otto lustri. Se avessi iniziato facendo solo la mattina sarei riuscita a mantenere la concentrazione, avrei appreso di più e i miei capi e colleghi non avrebbero dovuto ripetermi le cose almeno due volte nei giorni successivi. Perché non ho avuto l'inserimento? Perché il 'bene' dei bambini viene sempre e comunque prima d quello degli adulti?
Perché i miei amici su Facebook non pubblicano mai una foto della nonna che compie ottant'anni ed è commossa mentre spegne le candeline? Perché nessuno commenta quanto sia triste vedere il povero Arturo , che è appena rimasto vedovo dopo sessantadue anni di matrimonio, passeggiare tutto solo avanti e indietro per il parco? Quando, esattamente, la nostra società è diventata una bambinocrazia? Perché abbiamo dato il potere ai bambini, dimenticando i giovani, gli adulti e gli anziani?
Primo giorno di scuola...per una maestra!


27 commenti:

  1. Sempre divina.
    Ho 29 anni e ho avuto un primo giorno all'asilo e un primo giorno a scuola in cui ho pianto.
    Mia madre e mia nonna mi lasciavano lì, avevano fretta e cose da fare. Non avevano tempo di stare lì con me, sicuramente non erano felici che piangessi ma andavano via, era normale, sarei sopravvissuta e sarebbero venute a prendermi alle 16.30 tutta intera.
    Le odio oggi? No, per niente :)
    E oggi è stato il mio primo giorno di lavoro in un posto nuovo e avrei voluto piangere... ma i distacchi, le nuove esperienze e i nuovi inizi spaventano sempre tutti ma sono necessari, fanno parte della vita e fanno crescere, a tutte le età.

    Lumen

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    1. Grazie Cara.
      Io ero una di quelle che non piangeva, ma poco importa.
      Mi ricordo che il primo giorno di prima elementare c'era un papà (uno solo) che, armato di videocamera, aspettava il suono della campanella per riprendere l'uscita del figlio. Ironia della sorte il povero bambino era in classe con me: pallido come un cadavere, suonava il violino e veniva a scuola con il farfallino. Si chiamava Gianpaolo. L'abbiamo preso in giro per sei mesi per questa storia della videocamera e mio padre, se non mi comportavo bene, mi minacciava così: 'Se non fai la brava vengo davanti scuola con la macchina fotografica e ti dico di sorridere mentre scendi la scala all'ingresso!'
      Cosa è cambiato dal settembre 1987 a oggi?

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    2. Dal settembre 1987 a oggi è cambiato che i genitori iperprotettivi e iperdevoti non vengono più presi in giro, anzi, sono la normalità.
      Sono quelli senza telecamera e senza fazzoletto bianco che sono guardati in modo strano e considerati snaturati!
      Te l'avevo già raccontato delle gite... ma addirittura una volta dovevamo andare soltanto alla Cascina Falchera a fare un laboratorio di poche ore... siamo saliti in classe a fare l'appello, siamo scesi sotto per partire e c'era la folla di genitori ad aspettare per salutare i bambini, manco stesse per scendere Lady Gaga.
      Quando ero piccola io non è mai successo che ci fossero genitori ai piedi del pullman che rimanevano lì fino a quando il pullman non era partito.
      Ecco, un'altra domanda: ma le madri di oggi, oltre ai figli non hanno niente da fare? Non sono quelle che si dipingono come supereroine equilibriste che governano il mondo? E hanno tutto 'sto tempo di stare ad aspettare che parte il pullman?

      Lumen

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    3. Sai perche queste madri si dipingono come supereroine equilibriste che governano il mondo? Perchè secondo loro è così. Non mentono quando ti dicono che non hanno un minuto libero, non mentono quando dicono di avere un sacco di cose da fare, non mentono quando la sera dicono di essere stanchissime. Se io facessi la metà di quello che fanno loro sare stanca morta. Il problema è che tre quarti delle cose che fanno loro non sono necessarie: controllare il figlio costantemente (resta dove ti posso vedere è un must), intrattenerlo con giochi, fiabe, storielle e altre amenità perfino mentre è sul cesso (scusate il francesismo), lavare e vestire il bambino (di sette/otto/nove anni), preparargli la cartella, portarlo a scuola in macchina (lo scuolabus è pieno di teppisti), aspettare che sia in classe, mentre è a scuola preparare torte e biscotti per l'ennesima festa di compleanno di questo mese, dopo la scuola accompagnarlo a calcio e guardare le due ore di allenamenti, fargli scegliere cosa vuole per merenda, fare i suoi compiti, invitare degli amici (e le loro mamme) a casa, lavare e stirare la camicia di marca per andare a scuola (non sia mai che vada con una polo di H&M) preparare un piatto diverso per ogni figlio perchè uno ha voglia di carne e l'altro di pasta, andare alla riunione di classe, all'incontro con la maestra di piano, chattare con le altre mamme sul terzo problema di matematica che non è venuto a nessuno, lavare il figlio, metterlo a letto, leggergli una storia, preparargli la cartella e via tutto da capo. Mi sono stancata solo a pensare alla loro giornata!!!!

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    4. "chattare con le altre mamme sul terzo problema di matematica che non è venuto a nessuno"...Oddio, ti prego, dimmi che non è vero!!! Dimmi che è solo un incubo!!
      Hai testimonianze di questo??
      Ho 33 anni e a volte penso che vorrei avere un figlio e vorrei educarlo come si deve, ma se questo è l'ambiente che ci circonda (e non solo in Italia..) vale la pena mettere al mondo qualcuno che dovrà lottare contro questa lobotomizzazione e castrazione sociale?

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    5. Purtroppo è vero, tutto vero!
      Lavoro con i bambini, in casa dei bambini, e vedo le madri fare queste cose. La testimone sono io, purtroppo pe rme!
      Mi chiamo Lena, ho 31 anni e a volte penso che vorrei avere un figlio e vorrei educarlo come si deve. Non sono sola: ci sei tu, ce ne sono tante altre che ho conosciuto tramite il blog. Ho una proposta: fondiamo una 'comune', mettiamo tutte al mondo dei figli e cresciamoli, facendoci forza l'un l'atra, a suon di NO, non interrompermi che sto parlando e Dì Grazie alla signora! Lo statuto della comune prevede di non fare i problemi di matematica, di non avere duemila invitati alle feste di compleanno e di non far decidere ai figli dove andare in vacanza!

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  2. Ricordo bene i miei primi giorni di asilo. La maestra che mi diceva "non piangere che altrimenti fai piangere anche gli altri". La mia prima richiesta a giocare con due bimbe (risposta "NO!"). Mi ricordo ancora meglio quando mia madre all'uscita di scuola arrivava in ritardo (senza motivo) e ci lasciava, me e mio fratello più piccolo, in balìa di maestre visibilmente spazientite e irritate... questo sì che è un trauma (l'abbandono) che mi ha accompaganta per tutta la vita!
    L'inserimento... mah! Con mia figlia non ho mai avuto la sindrome da distacco, né lei ha mai avuto bisogno di inserirsi. Sono fiera e orgogliosa della sua indipendenza, che porta buoni frutti in ogni nuova situazione si trovi ad affrontare. E sono fiera di essere in grado di godere di ogni sua conquista, senza sentirmi privata di qualcosa.

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  3. mia figlia ha iniziato la materna ieri. Dico solo che per ogni bambino c'erano entrambi i genitori. Io ovviamente ero da sola con il fratellino, perchè mio marito può sognarsi di chiedere permessi... e anche perchè in realtà, a nessuno dei due è venuto in mente! Mia figlia però ne ha risentito, chiedendomi perchè il suo papà non fosse lì, come gli altri papà che abbracciavano i figli e li facevano volare. Devo ammettere che mi sono sentita un po' stranita, da tutte queste macchine fotografiche e telecamere... Ma alla fine le ho spiegato i motivi e la sera, gli ha raccontato tutto.

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    1. La normalità non sono i genitori che erano in coppia... eri tu! Un genitore basta e avanza, sia che sia la mamma sia che sia il papà. Poi vedi, la tua bimba si è sentita diversa ma la normale era lei. Ma quando mai fotografie e filmini il primo giorno di scuola??? Vedo che purtroppo si tende a mitizzare ed enfatizzare cose che nella vita sono assolutamente normali.

      Lumen

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    2. Cara Anto, Bloodymaya (mi sembra quasi di conoscerla) si sarà sentita un po' strana, diversa dagli altri, ma avete fatto la cosa giusta: anzichè scusarvi o rimediare chiedendo impossibili permessi al lavoro le avete spiegato che certe cose non si possono fare, che lei non è sempre la priorità e che diverso non significa sbagliato...anzi spesso significa proprio il contrario!

      Anche i miei genitori mi hanno fatto una foto il primo giorno di scuola (a casa però, non a scuola) ed è tutta ingiallita in un album. Chiamare Spielberg mi sembra un tantino esagerato. Per fare un paragone da adulti: baciare mio marito in pubblico va bene, chiamarlo topotesoro dolcecoccoloso mio va meno bene, mettere in pratica tutto il manuale di tantra non va bene ed è illegale. Tutte quelle telecamere, tutti quei genitori, nonni, zii, cugini, amici e parenti sono troppo e dovrebbero essere illegali!

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  4. Bellissimo questo blog!!Stupendo!!!

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    1. Grazie Mammadisastro!! Di solito le mamme non sono così entusiaste del mio blog, ma forse il fatto di essere un disastro ti salva ;)

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  5. Ho quasi 47 anni ma ricordo ancora il primo giorno di scuola. mi guardavo attorno intimidita, ma ci vedevo anche dei bambini del mio cortile, e poi ci avevano detto che avevamo 6 anni e quindi si inziava a studiare. Punto. Nessuno mi ricordo fosse particolamente sotto choc, tutti un pò smarriti, il grembiulino blu nuovo col fiocco bianco per noi bambine e rosso per i maschietti. Tutti uguali. Tutti alla pari. Ad accmpagnarci le mamme. Le foto di classe si faceva tutti insieme, ma mi pare fosse a fine anno, non il primo giorno. Boh? Veniva un fotografo, non le mamme, loro te ne scattavano una a casa, prima di uscire.
    Dell'asilo ho un ricordo di pochi giorni ... non ci volevo andare, preferivo stare con gli altri bambini del cortile, vicini al macero e al frutteto. Anche i miei genitori mi dissero che era un prova, non erano molto convinti neppure loro. Quando ho detto loro che mi avevano fatto mangiare un uovo per forza (prontamente vomitato sul grembiolone della maestra) e che mi facevano fare il pisolino, l'unica cosa che mi faceva piagere da piccola, mi hanno detto che potevo stare a casa, se volevo. Ovviamente il giorno dopo ero di nuovo in mezzo al frutteto con i miei amici di sempre, a giocare come selvaggi riempendoci di terra ed erba. E crollando a dormire alle 8 di sera, senza pianti:) E se arrivavo a casa dopo una zuffa bocca cucita: le cose di noi bambini ce le sistemavamo tra noi pari, senza psicologo. Non sono psicopatica, giuro, ma io certi bambini proprio non li reggo. E mi rendo conto che non sia colpa loro, ma per la miseria.. Erode era tollerante, al mio confronto, grazie a questo nuovo sistema di educare che non taglia più il cordone ombelicale.

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    1. Che bella infanzia che hai avuto! Il frutteto, i selvaggi e, soprattutto, la separazione tra il mondo degli adulti e quello dei bambini. Anch'io ho di questi ricordi e se guardo i bambini di oggi, chiusi in casa con mamma a giocare alla playstation mi viene una tristezza infinita. Quando poi vedo un 'bambino' di undici anni piagnucolare come se ne avesse tre perchè siamo al ristorante e vuole essere accompagnato dalla madre in bagno perchè non sa dov'è mi viene voglia di portarcelo io stessa....ma a calci!!! E quando vedo la mamma inorgoglita dal fatto che il 'bambino' di undici anni ha ancora bisogno di lei mi viene voglia di chiamare un assistente sociale e farle togliere la patria potestà!!
      Hai tutta la mia solidarietà, Gig: non sei tu ad essere la sorella cattiva di Erode, sono questi bambini a tirare fuori dalle grazie divine chiunque abbia due occhi per vedere ed un cervello.

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  6. Grazie, la cosa mi rassicura. :)

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  7. Cara Lena, mi ripeto: il problema non sono certo i bambini, ma l'insicurezza dei genitori. Perché si dovrebbe fare tante scene? Anche io ho "inserito" la mia quinta figlia all'asilo. Ho chiesto esplicitamente al padre di non venire, perché c'è già fin troppa confusione. Non ho portato macchina fotografica, nè tanto meno telecamera(che non ho del tutto). Mia figlia è andata serena, anche perché ha una sorella di un anno maggiore, e per lei è sempre stato un privilegio vedere la grande uscire con gli altri al mattino, perciò ha vissuto l'ingresso all'asilo come qualcosa che desiderava da tempo. Stupisce una cosa: in linea di massima anche io non condivido la maggior parte degli atteggiamenti che tu descrivi, anche se parto da una esperienza opposta (sei figli miei...).
    Io credo che questi comportamenti, che mostrano un desiderio spasmodico di "controllo" nascono proprio dalla paura per una realtà che non ci appare più come amica. Perciò i figli sono da difendere. La domanda interessante, che ti giro, è da dove possa nascere una speranza così grande, da permettere di mettere al mondo un figlio (magari più di uno) e lanciarlo senza paura nel confronto con il mondo (ovviamente nei modi e nei tempi adeguati alla sua età)?. Rispondendo a questa domanda, vedrai che ti verrà voglia anche di diventare madre (e non solo di avere un figlio!)

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  8. P.S. mettere le foto dei bambini in lacrime il primo giorno di scuola è una roba da Arancia Meccanica. Sul serio, non riesco a pensare a una crudeltà e a un'umiliazione peggiore.

    Lumen

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  9. Ho letto questo post, ma per quanto mi sforzi non capisco.
    Mi viene da chiedere... e allora? OK, presumo ci siano tanti genitori che si comportano come dici tu... e allora? Mica c'è una legge che dice che anche tu lo devi fare :)

    Se su Facebook dici che mancano delle cose, chi ti impedisce di colmare questa lacuna?

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  10. Andrea non c'è una legge, ma fingere che non esista una pressione sociale non elimina il problema. Se la maggioranza dei genitori si comportano in questo modo vuol dire che tu, genitore "resistente", dovrai crescere tuo figlio in un ambiente ostile. I bambini e i ragazzi sono ancora più sensibili dei grandi (di quelli cresciuti, quantomeno) al desiderio di appartenenza e omologazione. Si domanderanno perché loro sono gli unici a non avere il profilo facebook, o il cellulare, o quello che vuoi.. e gli altri bambini li prenderanno in giro. Vedranno i loro compagni parlare con la maestra come con l'amichetta del cortile e si domanderanno perché invece mamma e babbo hanno detto loro che non si fa. E milioni di altri esempi.
    Crescere dei figli andando controcorrente significa spesso farne degli emarginati. Forse un giorno capiranno, forse un giorno ti ringrazieranno, forse tu ce la farei a resistere e "cedere" alla pressione sociale" solo per cose che ritieni marginali (perché probabilmente dovrai fare dei compromessi, anche se non vorresti)... Ma avere delle preoccupazioni a riguardo mi pare legittimo, se non doveroso.

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  11. Cara Lena, ho scoperto questo blog per caso. Fai ragionamenti interessanti, esposti con vigore. Ma si vede lontano 100 chilometri che sono ragionamenti accademici. Fa' un figlio e 10 anni dopo che è al mondo vai a rileggere le cose che scrivevi, ti accorgerai di quanto erano naif e teoriche. Nonostante questo continua a scriverti, è un piacere leggerti ;)

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    1. Caro Papà, grazie per i complimenti e benvenuto nel blog!
      Scrivo queste pagine, questi sofismi accademici proprio per rileggerli se mai dovessi decidere di fare un figlio. La realtà è molto più complessa, ne sono certa, ma vorrei riuscire a seguire il più possibile la filosofia della Lena prefigli perchè sono convinta che sia quella corretta (almeno per me). Prendendo questo post come esempio, adesso posso ridere dei genitori che piangono il primo giorno di scuola ma un domani potrei sentire io gli occhi lucidi. Se rileggerò questo post, però, spero di non portare a scuola telecamere, fotografo professionista e tutti i parenti e spero di non salutare mio figlio piangendo come una fontana!

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  12. Ciao Lena, ho trovato il tuo blog per caso...ed e' interessante e divertente devo dire! Anche io la penso come te (piu' o meno ovviamente), nel senso che ho sempre creduto che il punto di vista migliore sia appunto vedere le cose dal di fuori. E voglio dirti che anche ora che ho un bimbo, non e' cambiato poi molto. Riesco a mettere in pratica quello che pensavo prima e che ritengo sia giusto. E' vero che a volte ti senti un alieno, ma in fondo qual'e' il problema: il figlio e' nostro (perche' il papa' ha le stesse responsabilita') e lo educhiamo come pensiamo sia giusto! Si puo' fare, te lo assicuro, e quando ci sei dentro non e' poi cosi' difficile...Complimenti ancora per il blog!

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    1. Grazie per i complimeti e per la dose di ottimismo! Cara ohmammamia, spero di cuore tu abbia ragione!

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  13. Io ricordo il primo giorno di scuola elementare... dell'asilo ho vaghi ricordi, ma non ricordo il primo giorno. Di me dicono che non ho pianto. A quanto ricordo, dai discorsi di quelli che al tempo erano gli adulti, piangere all'asilo veniva considerata una cosa normale, se succedeva il primo giorno, non più tanto normale se il bambino a inserirsi ci metteva di più.

    Ma poi scusate se cambio discorso, ma quanti di voi avevano i genitori che andavano a prenderli a scuola? Io ricordo di essere sempre andata da sola, dalla seconda elementare (distanza di 300 metri a occhio e croce, questo lo ammetto), oggi sembra che se i genitori non vanno a prenderli in macchina, parcheggiando il più possibile vicino alla scuola, fosse per loro anche dentro il cortile della scuola, i ragazzi non riescano più nemmeno a tornare a casa.

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    1. Cara Sabrina,
      non hai cambiato argomento, il punto è sempre quello: perchè oggi i bambini non possono andare a scuola da soli? Perchè non possono piangere i primi giorni? Perchè non possono fare i compiti da soli? Perchè non possono andare a comprare il giornale per papà? Perchè non possono usare il coltello? Perchè non possono giocare da soli in cortile? Noi l'abbiamo sempre fatto e siamo cresciuti benissimo.

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    2. Cara Sabrina,
      non hai cambiato argomento, il punto è sempre quello: perchè oggi i bambini non possono andare a scuola da soli? Perchè non possono piangere i primi giorni? Perchè non possono fare i compiti da soli? Perchè non possono andare a comprare il giornale per papà? Perchè non possono usare il coltello? Perchè non possono giocare da soli in cortile? Noi l'abbiamo sempre fatto e siamo cresciuti benissimo.

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    3. Viene tutto vissuto con ansia. Anche il ritiro da scuola. I genitori aspettano ansiosi la "liberazione" dei loro figli, un'agitazione degna di miglior causa. Oh gente erano in un'aula, mica in carcere ma l'impressione è proprio quella. Non parliamo poi quando piove, oddio si bagnano!!!!!!!!!
      Io ho deciso per il post-scuola!

      Ma poi parliamo anche dell'ansia che segue al primo giorno, ansia da "mio figlio è bravissimo, prende sempre 10". Conosco bambini che hanno attacchi di panico in classe, se non sanno la risposta e hanno 7 anni!!! ma come li tirano su??
      Madri che depresse dicono: "purtroppo mio figlio considera un buon voto 8"
      Eh già la maestra da come voto più basso 7....quindi 8 vorrà dire che è un somaro.
      Ma state sereni!

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