mercoledì 26 settembre 2012

Buongiorno all'alba

Qualche giorno fa ero al bar a fare colazione e ho letto questo articolo:
"In classe stremati dall'autobus"
Le madri degli studenti protestano: il viaggio dura troppo

"Siamo un gruppo di madri amareggiate  di XXXXXXXXXX, frazione di YYYYYYYYY". Comincia così una lettera indirizzata alla nostra redazione. "Ci preoccupa soprattutto, dicono le madri, il tempo di permanenza sui bus prima dell'ingresso alle elementari, alla media e all'istituto superiore di YYYYYYYYY. [...] Ci siamo rivolte al Comune per segnalare il problema, ma la risposta è stata 'I vostri figli, anche se obbligati alla sveglia alle sei, saranno in grado di sopravvivere, così come sopravviveranno alle due ore [una all'andata e una al ritorno n.d.r.] passate sull'autobus, senza che vi possano essere ricadute sul piano del profitto scolastico'. Le mamme sono infuriate. "[...]Chiediamo inoltre che sia garantito il diritto allo studio. Ma chiediamo anche di non sentirci dire che siamo fortunati perché i nostri ragazzi possono scegliere le scuole di ZZZZZZZ meglio servite" [...] Chiediamo un bus che possa accogliere i ragazzi delle superiori nonché i cittadini alleggerendo il percorso del bus della scuola dell'obbligo con la conseguente riduzione delle fermate e la posticipazione degli orari di partenza:"
Ed. Locale de Il Giorno, venerdì 7 settembre 2012
Viviamo in campagna, con i suoi pro ed i suoi contro. Viviamo in una piccolissima frazione di un piccolo paese che, proprio per il fatto di essere lontano dai grandi centri, tiene aperte scuole elementari, medie e perfino un istituto superiore nonostante l'esiguo numero di iscritti.
I bambini delle scuole elementari ci mettono al massimo quaranta minuti a raggiungere la scuola, quelli delle medie un'ora scarsa e quelli delle superiori un'ora abbondante. Tutto vero.
 Queste mamme infuriate e amareggiate sostengono che la durata del viaggio in autobus influisca negativamente sul rendimento dei loro figli a scuola.
Queste mamme infuriate e amareggiate scrivono ad un giornale per chiedere che il pullman di linea posticipi l'orario di partenza e, per arrivare in tempo a scuola, sopprima delle fermate intermedie.
Queste mamme infuriate e amareggiate sono affette da quella che io chiamo sindrome da culetto rosso.
Non importa se ci sono guerre e carestie nel mondo. Non importa se l'anziano vicino di casa muore solo come un cane e il cadavere viene scoperto tre mesi dopo dalla portinaia asfissiata dal cattivo odore sul pianerottolo del terzo piano. Non importa se gli altri, gli amici ed i parenti, stanno bene o male, se hanno il raffreddore o il mal di testa, se soffrono pene d'amore o non riescono a trovare lavoro. L'unica cosa importante è che il loro pargolo non abbia la dermatite da pannolino.

1) La densità di popolazione da queste parti è molto bassa (9 abitanti per chilometro quadrato e no, non ho dimenticato uno zero). La distanza tra un centro abitato e l'altro è spesso siderale e ci sono molte case e minifrazioni isolate. Il pullman di linea parte presto per poter raggiungere tutti ed arrivare in città per le otto. Nonostante le numerose fermate il pullman non si riempie completamente e nessuno ha mai dovuto fare il viaggio in piedi. Sopprimere alcune fermate significa togliere un servizio a qualcuno. Aggiungere un autobus e creare due percorsi differenti per accorciare i tempi di percorrenza significa sprecare soldi pubblici (se non si riempie un autobus, figuriamoci due!) e inquinare di più. La richiesta è semplicemente assurda e inaccettabile, ma queste mamme sono infuriate e amareggiate perché i loro bambini si devono svegliare presto e quindi non importa se togliamo un servizio agli altri, non importa se spendiamo soldi pubblici, non importa se inquiniamo, l'importante è che i bambini non abbiano il culetto rosso e abbiano un autobus che viene a prenderli sotto casa e li porti direttamente a scuola.
2) La densità di popolazione da queste parti è molto bassa e ci conosciamo tutti. Queste madri sono nate tutte qui e per andare a scuola prendevano l'autobus e si svegliavano alle sei. Quando hanno partorito sapevano che, soprattutto con dei figli da scarrozzare in giro tra scuola e palestra, musica e calcio, la vita non sarebbe stata facile. Queste madri si sono tutte diplomate, molte laureate e non mi sembra che il viaggio in autobus abbia influito sui loro risultati scolastici. Non importa se loro si sono sempre svegliate alle sei. Non importa se in un Paese all'avanguardia come gli Stati Uniti, ad esempio, la scuola inizia tutte le mattine alle sette e un quarto e tutti si svegliano prima delle sei. Non importa se c'è chi vorrebbe svegliarsi presto per andare a scuola, ma non può perché è in ospedale. L'importante è che i bambini non abbiano il culetto rosso e possano dormire sonni tranquilli.
3) Svegliarsi alle sei non è una tragedia, ma una questione di abitudine. I ragazzi, perché vi ricordo che stiamo parlando soprattutto di ragazzi iscritti alle scuole superiori e non di bambini della materna, si possono abituare facilmente. Possono rinunciare al Grande Fratello e a 90210 e andare a dormire alle dieci in punto. Possono rinunciare ad uscire la sera, a fare allenamenti dopo le otto e andare a dormire alle dieci in punto. Se proprio non ce la fanno a dormire presto possono fare affidamento sulla loro età: tra i quattordici e i vent'anni si ha una resistenza incredibile alla mancanza di sonno e si può andare a ballare e tirare mattina per quattro giorni di fila senza risentirne (che bei ricordi).
4) Per i bambini e i ragazzi il viaggio in autobus è il momento più bello della giornata scolastica. Possono copiare i compiti che non hanno fatto a casa, parlare fitto fitto con l'amica del cuore, guardare la tipa con la minigonna che si siede sempre vicino al finestrino. Sull'autobus nascono i grandi amori, finiscono i grandi amori. Sull'autobus si ascolta la musica, si ripassa per l'interrogazione, si decide di bigiare e si fanno scherzi agli sfigati. Sull'autobus chi si siede in ultima fila è figo, chi si siede davanti no. Quelli che si siedono in mezzo sono in un limbo e possono avanzare o retrocedere durante i cinque anni di scuola. L'autobus ha una sua gerarchia sociale, è una scuola di vita. Per inciso, l'autobus concilia meravigliosamente il sonno, quindi i ragazzi possono riposarsi per un'ora. Queste madri, mi chiedo, sono veramente sicure che i loro figli abbiano il culetto rosso o si scatenano preventivamente?
5) Se i ragazzi a scuola hanno sonno è perché vanno a letto tardi e non perché si svegliano presto. Se i ragazzi vanno male a scuola è perché non studiano e non perché si svegliano presto. Se i ragazzi trovano delle scuse e si lamentano della sveglia alle sei è normale, se le madri gli danno ragione e vanno in loro difesa scrivendo perfino ad un giornale e  al Sindaco il mondo va veramente alla rovescia.

Probabilmente sono pessimista (anche se io preferisco definirmi realista), ma cosa faranno questi ragazzi per andare all'università? Ci ci vuole un'ora e mezza di treno, più gli spostamenti fino alla stazione, per raggiungere la facoltà. Le madri chiederanno lezioni a domicilio? Torneremo alla figura dell'aio in casa (ma solo dalle dieci in poi, così i ragazzi possono dormire?) E al lavoro? Come faranno questi ragazzi al lavoro? Viviamo in campagna e molti di loro, già iscritti all'istituto agrario, faranno gli agronomi, i pastori o i cantinieri e si dovranno svegliare presto. Le pecore mangiano alle cinque di mattina, nei campi si va  all'alba. Cosa faranno le madri, proveranno anche a cambiare i tempi della natura, pur di veder dormire i loro figli?

In Italia la scuola dell'obbligo non è gratuita: si paga lo scuolabus, si paga la mensa e, soprattutto, si pagano i libri. Non ho letto di madri infuriate e indignate per questo. Nessuna protesta in piazza per questo. Perché? Perché se ci sono da spendere cinquecento euro ogni settembre il sacrificio è dei genitori, non dei ragazzi. Niente culetto rosso.

25 commenti:

  1. completamente d'accordo, questi sono i post che mi piacciono.
    Oltretutto non capisco proprio queste mamme vivono in campagna quindi dovrebbero essere poco urbanizzate e vivere molto più serene...:-) cioè la sveglia alle 6 in campagna non è la normalità? col canto del gallo! ;-)


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    1. Quando parlo di cambiamenti nella società è proprio questo che intendo: i ritmi naturali e millenari della natura stravolti perchè il pargoletto sbadiglia ed è stanco. Chiedere che un servizio pubblico venga modificato per il 'bene' dei ragazzi. Mettere i più piccoli e il loro presunto bene al centro del mondo. Non ci siamo...

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  2. Buongiorno!
    Vi tedio per un momento sulla mia esperienza personale, per poi cercare di estendere il discorso: classe 1975, la prima di tre fratelli (uno dell’82 e uno dell’88). Piccolo paese dell’entroterra ligure, scuole elementari e medie a pochi passi da casa, liceo scientifico ed università (1 e 2) a Genova.
    Unica soluzione possibile, il treno.
    Il treno delle 7:03, sveglia alle 6, d’inverno con -15°C, neve e ghiaccio e le stelle in cielo quando uscivi di casa.
    Premessa: io sono un “gufo”, il mio ritmo vitale è tale da raggiungere il picco verso sera e di “allungarsi” naturalmente alle ore notturne. Se posso organizzarmi come voglio e – ad esempio – devo preparare un esame o studiare molto, comincio alle 18 e finisco alle 3-4 di mattina. Senza fatica. E naturalmente mi sveglio alle 11 la mattina dopo.
    Ma…
    Solo raramente io (come tutti gli altri) posso organizzarmi come voglio, perché vivo in una società e quindi per una marea di validissime ragioni, vivere e lavorare in notturna non è un modello attuabile, se non in casi particolari.
    Per anni son andata a dormire alle 22 e mi son svegliata alle 6 (alla seconda laurea anche prima, perché il tirocinio in ospedale comincia prima).
    Mi è piaciuto?
    No, ho maledetto la sveglia ogni giorno.
    MA ho salutato con gioia tutte le piccole occasioni in cui potevo far tardi la sera e svegliarmi più tardi la mattina.
    Il punto, però è che non ero e non sono mai stata considerata una santa martire dell’istruzione. Lo facevamo tutti.
    Almeno tutti quelli che avevano potuto andare alle superiori.
    Gli altri, quelli che non avevamo potuto (più raramente voluto) continuare gli studi, si alzavano anche prima per andare in fabbrica o a fare le pulizie negli uffici.

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  3. Forse la mia è stata una delle ultime annate per le quali studiare è stato un privilegio. Avevano compagni di banco che “non prendevano il treno” (al paese la locuzione era proprio sinonimo di discriminazione sociale: i privilegiati studiavano e prendevano il treno, gli altri no, andavano a lavorare) perché erano arrampicati su un ponteggio.
    Non voglio fare retorica da Libro Cuore.
    Ma la società degli adulti ci faceva capire che eravamo dei privilegiati e “poter prendere il treno” e quindi tutti noi ci siamo ben guardati dal protestare. Ci siamo adeguati, ognuno a modo suo; io che se non dormo almeno 6-7 ore sono uno zombie, andavo a letto alle 22, chi “reggeva meglio” pisolava in treno e similia.

    Devo dire che nel giro di pochissimi anni la situazione è cambiata. Su pressione delle mamme della valle è stata aperta una succursale di una scuola superiore al paese e tutti sono andati lì. Mia mamma diceva che mi fratello “non ce la faceva” a svegliarsi presto, studiare e fare i compiti e che io “ero diversa”.
    All’epoca pensavo che fosse perché io, da figlia femmina, ero stata educata in modo più spartano, rispetto ai figli maschi. Ora osservo che il fenomeno è stato generale.
    Se prendevo un voto così e così e dicevo che la maestra era stata severa, il blocco familiare unito e compatto (nonni compresi) dava ragione alla maestra e io dovevo impegnarmi di più.
    Nessuno si sarebbe sognato di dire che la maestra era una “str****” per un “benino” sulla ricerca di scienze (e se mai avessero avuto una critica da esprimere sulla mia maestra MAI sarebbe stata fatta davanti a me). Già con i miei fratelli tutto questo è cambiato.
    Prendere il treno era diventato “pericoloso”, c’erano i “bulli”, “andare in città da soli…”, “la prof non lo capisce…” , “mangia poco, dorme male…” sono discorsi che prima non si sentivano.
    Non voglio negare che il bullismo esista, che la mancanza di sonno e i disturbi alimentari siano un problema, e neppure voglio dire che non esistano insegnanti inadeguati.
    Però.
    Nel giro di pochi anni e nell’ambito delle STESSE famiglie è nata una tendenza all’iperprotezione terrificante. Se in questi giorni di iscrizioni passate davanti ad un’università vedrete matricole con le mamme o i papà (o entrambi), a volte con i nonni.
    Io mi sarei seppellita sul posto se mia madre mi avesse accompagnato all’università.
    Adesso senti dire “ma con tutti questi moduli come fa?”

    Penso che l’obiettivo di un genitore dovrebbe essere quello di creare, un giorno, un individuo autonomo e “buono” (nell’accezione più ampia e personale che ognuno vuole dare al termine).
    Si sta invece creando una generazione che non è in grado di compilare un bollettino postale o di fare una raccomandata.
    E non si tratta di bambini/ragazzi scemi.
    Tutt’altro.
    Si tratta di bambini/ragazzi a cui si impedisce di fare esperienze.
    I genitori pensano di evitare loro le esperienze negative, in realtà vengono precluse anche quelle positive: il piacere di “cavarsela” in primis, quello di assaporare un piacere (tipo dormire fino a tardi) in modo che sia ancora un piacere e non un abitudine.
    Se mi alzassi alle 11 tutte le mattine, non sarebbe così bello farlo la domenica!
    Scusate se ho preso la tangente!
    A presto
    AnnA.

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    1. Anna, carissima Anna, grazie di esistere!!!
      Ho discusso con un ventenne che si è fatto accompagnare dai genitori (entrambi i genitori) alle giornate orientative della Facoltà a cui voleva iscriversi. La mia domanda è stata proprio 'ma non ti vergogni?'
      Mi segui da poco e non so se hai già avuto modo di leggere tutti i miei post quindi, se non ti dispiace, mi concedo delle autocitazioni:
      http://www.dibuonalena.blogspot.it/2012/07/se-non-lo-sai-fare-non-lo-puoi-fare.html Qui parlo proprio di questo, delle mancate esperienze, della mancanza di un traguardo.
      Qui parlo delle scuole elementari e del rapporto con le maestre:
      http://www.dibuonalena.blogspot.it/2012/02/le-scuole-elementari.html
      http://www.dibuonalena.blogspot.it/2012/06/una-maestra-per-amica.html
      Fammi sapere cosa ne pensi e...amo la tua logorrea!!!!

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    2. io a 18 anni mi sono studiata il prospettino dei treni, ho consultato il sito dell'università (erano gli albori di internet), ho comunicato ai miei genitori che il tal giorno sarei andata a pre-iscrivermi, mi sono fatta le mie 2 ore da sola di treno all'andata, ho preso la metro, mi sono fatta un pezzo a piedi cartina alla mano, mi sono sciroppata le file ai terminali, ho compilato il formulario di pre-iscrizione e ho fatto il percorso a ritroso. da sola. senza morire. idem quando sono andata a fare il test di ingresso e quando ho cercato casa. io, da sola in una metropoli sconosciuta, senza conoscere nessuno perchè nessuno dei miei amici si era schiodato dalla nostra città di origine.
      e lo stesso farò con mio figlio. a 2 anni hanno portato il suo asilo in gita. io tutta contenta, "wow, andate in gita da soli! che bella esperienza!". altre mamme incazzate con la scuola perchè non potevano andare. e conosco una mamma che VA A SPIARE LA FIGLIA quando sa che li portano al parco. MA NON SI VERGOGNA??? io col cavolo che lo farei!!! mio figlio a 15 mesi diceva grazie e metteva in ordine le sue cose (ovviamente come può farlo un bimbo di quella età), a neanche 2 anni mi aiutava ad apparecchiare, a 2 e mezzo quando si spogliava se vedeva che i vestiti erano sporchi (anche quando non erano a dire il vero...) li metteva nel cesto della biancheria da lavare... sono bambini, non principini da servire e riverire e inseguire con la campana di vetro. non ho mai sclerato quando cadeva, nè messo il casco quando gattonava(oh, alla terza volta che cade impara a gestirsi! idem alla seconda craniata), gli ho insegnato a scendere le scale da solo, insomma l'ho messo nella condizione di esplorare le sue capacità. una sua amichetta a 3 anni non sa ancora scendere da sola dallo scivolo perchè la mamma ha paura che si faccia male...
      io ricordo con gioia la libertà che mi davano i miei, le arrampicate sugli alberi, il girare in bici da sola... e voglio fare lo stesso regalo a mio figlio. il regalo di vivere la sua avventura con gli strumenti che lui deve imparare a usare!!!

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    3. Andare a spiare la figlia al parco? Forse questa è la cosa peggiore che io abbia mai sentito...e ti assicuro che ne ho sentite tante!!
      Mi è piaciuta la tua frase 'io ricordo con gioia la libertà che mi davano i miei, le arrampicate sugli alberi, il girare in bici da sola... ' Anch'io ho dei bellissimi ricordi d'infanzia, ricordi di me che faccio delle cose da sola, che cado e mi faccio male ma sono contenta. Queste madri non si ricordano della loro infanzia? Eppure anche loro erano a giocare in cortile con me (senza genitori-carabinieri a guardarci)

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    4. sono sempre la stessa anonima! su certe tue uscite non concordo per nulla, altre invece le trovo acute. ti regalo un'altra perla: una mamma di un compgano di asilo di mio figlio si lamentava in tono scocciato che "insomma, ho detto alle maestre di impedirgli di rotolarsi per terra e di mettere gli stivali anche se per terra c'è asciutto, perchè io quando lo vado a prendere lo trovo sempre sporco e insomma NOI ABBIAMO UNA VITA AL DI FUORI DELL'ASILO". la mia faccia era questa O_o.
      cioè, io quando recupero mio figlio pulito mi preoccupo e questa "ha la vita oltre l'asilo"?? boh, quando dovevo fare qualcosa per cui preferivo avere il figlio con gli abiti puliti mi portavo il cambio e se era molto sporco lo cambiavo, mai mi sognerei di dire alle maestre di tenerlo fermo... io, madre degenere, gli permetto perfino di SALTARE NELLE POZZANGHERE anche se non ha gli stivali e di bagnarsi!!! io madre degenere non lo copro stile omino michelin appena la temperatura scende sotto i 22°!!! io madre degenere MI ROTOLO PER TERRA CON LUI!!! e ho un figlio che al massimo si ammala due volte in tutto inverno e che sa di poter sfogare la sua energia in modo sano senza una madre ossessiva che lo controlla. ah, mio figlio non ha ancora 3 anni :)

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  4. Anna e anonimo vorrei abbracciarvi se potessi.
    Mia cognata (esempio che cito sempre come opposto totale di quello che farei io con i figli) ha due figli vanno a scuola, rispettivamente alla materna e alle elementari. Lei ha l'orario di ingresso flessibile, quindi potrebbe benissimo accompagnarli a scuola lei ed essere al lavoro in tempo (e se non facesse in tempo c'è sempre il prescuola).
    Invece sapete cosa fa? Lo volete sapere?
    Fa venire a casa sua la nonna (sua madre/mia suocera) prima di andare al lavoro, in modo che lei possa uscire e i bambini possano dormire ancora un'oretta, prima che la nonna li accompagni a scuola.
    E... rullo di tamburi... la nonna tra le altre cose porta loro la colazione a letto.
    Ora.
    Quando mai si è visto che un nonno debba essere costretto a fare le corse all'alba per far dormire un bambino un'ora in più?
    "Mi piange il cuore vedere quanto hanno sonno al mattino".
    Eeeeh?????
    E dire che io da piccola per molto meno ero tacciata di essere viziata.

    Lumen

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    1. Credo che siano due commenti di Anna...dice di soffrire di logorrea, ma è così piacevole leggere quello che scrive che in realtà vorrei che i suoi commenti fossero ancora più lunghi!!
      Veniamo a tua suocera e a tua cognata. Mio padre ha una soluzione eccezionale in questi casi: mandarle tre mesi a scavare gasdotti in Siberia! Già che ci siamo mandiamoci anche i bambini, forse così facciamo ancora in tempo a salvarli!!!

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  5. Essì, son sempre io. Scrivo troppo e devo spezzare in due i post :)
    Siete molto gentili entrambe, Lena e Lumen, grazie, ricambio gli abbracci virtuali (e anche i pat pat sconsolatii sulle spalle).
    Su suocera e cognata di Lumen, che dire? A parte che il mio babbo e quello di Lena devono aver frequentato la stessa scuola con metodo Montessori?
    The rest is silence.
    Però vi dono un'immagine. Anzi due.
    1. Due nonni, sfiniti, addormentati in sala d'aspetto, mentre il nipote fa logopedia.
    2. Tre nonne, inferocite al mercato
    A: "Io sono STANCA!!! Sono andata in pensione e volevamo viaggiare, invece devo scarrozzare il nipotame a tennis, a inglese, a chitarra, adesso meglio che niente l'orienteering..."
    B: "Non me lo dire... io c'ho pure la logopedista." (strizzandomi l'occhio).
    C: "Dopotutto abbiamo lavorato tutta la vita, e i nostri, di figli, li abbiamo già cresciuti!"
    A: "Evidentente lo abbiamo fatto male..."
    Commedia dell'arte, pura.
    AnnA.
    A presto!!

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  6. Sul fatto degli anziani costretti a guardare i bambini sfondi una porta aperta. Io non trovo giusto che un anziano si faccia carico di questa responsabilità. E siccome la maggior parte del welfare nel nostro paese si regge sui nonni, potete capire il mio sconforto.
    L'anziano ha fatto la sua vita, di lavoro e di famiglia, e meriterebbe di passare gli ultimi anni facendo solo cose piacevoli e rilassanti.
    Invece sono obbligati a guardare i figli dei loro figli bamboccioni, che contano su di loro (quando dovrebbe essere il contrario) e danno per scontata la loro presenza.
    Mia suocera guarda entrambi i figli di mia cognata e spesso l'ho sentita disdire visite e altri impegni la mattina presto perchè mia cognata ha detto "Ma allora i bambini devo farli svegliare presto?".
    I miei suoceri non possono farsi un viaggio, un weekend (perchè nemmeno nei weekendo sono liberi), non possono coltivare un hobby, nulla.

    Lumen

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  7. (Lena ti tocca, presto deve arrivare il post sulla vita dei nonni al servizio dei nipoti. Se vuoi ho dell'ottimo materiale :))

    Lumen

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    1. Cara Lumen, niente spoiler ma mi stavo tenendo l'argomento per la festa dei nonni il mese prossimo. Io ho in famiglia due esempi diametralmente opposti ma ugualmente tragici: da una parte una nonna che praticamente non può vedere i nipoti, dall'altra una nonna trattata come una badante ucraina (sia detto con tutto il rispetto per le badanti di qualunque nazionalità) con 14 ore di lavoro al giorno per guardare il nipotino e a Natale e Ferragosto sola come un cane!
      Post in arrivo, stay tuned!

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  8. Credo che i nonni siano una risorsa importante, ma da usare con moderazione e intelligenza (chimera)... in base all'età (sia dei nonni che dei nipoti), le inclinazioni (dei nonni), l'educazione (dei nipoti)...
    A queste condizioni diventa un vantaggio per tutti: nipoti, nonni, genitori..
    A discolpa della mancanza di moderazione (della mancanza di intelligenza no.. per quella non c'è discolpa!) bisogna dire che le infrastrutture italiane purtroppo non aiutano...

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    1. Come sempre, cz, ho l'impressione che il buon senso -panacea di tutti i mali- sia morto e sepolto...purtroppo! E' chiaro che un rapporto sano tra nonni e nipoti sia auspicabile ma, per l'appunto, deve essere sano!

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  9. Ho scoperto il tuo blog grazie alla 27ma ora
    Diversamente da te, io ho già deciso definitivamente di non avere figli!
    Certe madri io le detesto

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    1. Certe madri è impossibile non detestarle!

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  10. Mah, io sono dell'81 e mi sono sempre svegliata alle 6.15 per andare alle superiori. La scuola era a 15 km ma il pullman di linea faceva un giro assurdo.
    Arrivavo in classe alle 7.25, le lezioni iniziavano alle 8.05
    Nessuno si è mai lamentato di questo, nemmeno io che odio e straodio alzarmi presto
    Ma quando andranno a lavorare che faranno? Chiederanno di arrivare in ufficio alle 10 perché povere gioie devono riposare?

    PS: anche mia madre viene a prendere mio figlio, alle 8.30 e se lo porta a casa. Mio figlio però è sveglio da un'ora, ha mangiato, è vestito. Per amor di dio, anche a me dispiace svegliarlo se ancora dorme, ma così è la vita. (per inciso, mio figlio ha 7 mesi)

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    1. Così è la vita, giustissimo, perchè allora così tante madri cercano di proteggere i loro fogli dalla 'vita'? Non si rendono conto che facendo così impediscono loro di vivere, crescere e fare esperienze (che nel caso del pullman sono perfino piacevoli-sonno a parte?)

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    2. Lena, non lo so perché tante madri sono così, anche perché, se ci penso, proprio così come le descrivi tu ne conosco pochissime. La maggior parte sono donne come me che cercano di tenere insieme una vita solo con le proprie forze, con il marito (se sono fortunate come me) e al massimo con i nonni.
      Perché per il resto di aiuti non ce ne sono, lo Stato latita in modo vergognoso. Ecco, forse invece di pensare all'orario del bus dovrebbero concentrarsi su cose più fondamentali

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  11. Allora, capisco la fatica nello svegliare alle sei un bambino di sei anni (io sveglio alle 6:45 i miei figli, compresa quella di non ancora tre anni, e se potessi ritarderei un po', ma non si può). Quando sono piccoli è vero che hanno bisogno di riposo (alcuni più di altri). Però i miei figli vanno a dormire dalle 20:30 (le piccoline) alle 21:15 (orario massimo fissato per la prima che fa le medie, e comunque dopo le 20:30 in casa c'è silenzio e al massimo possono leggere)... Quando sento di famiglie che fino alle 23:00, ed oltre, guardano la tv con i bambini, non mi meraviglio se poi questi di giorno sembrano flippati... Ma se c'è davvero una fatica (può essere), mi domando: e fare un bel gruppo di mamme che al mattino riempiono le automobili e si scorrazzano i propri figli fino a scuola? Noi abbiamo la scuola a 15km. E' una scuola privata e il pullman è a pagamento, perciò chi preferisce (come noi) evitare la spesa, si organizza: noi siamo tre famiglie di vicini di casa, viaggiamo con due auto piene all'andata, e poi ciascuno si organizza il ritorno (date età ed orari diversi). Mio marito si smazza tutte le mattine la sosta prima di andare al lavoro, io esco tutti i pomeriggi per riprenderli. Nessuno di noi è mai morto di fatica. Non lo facciamo per l'orario perché partiamo alla stessa ora del pullman, per noi è una questione principalmente economica (cinque rette del pullmino ci cambierebbero decisamente il budget) e soprattutto perché le piccole dell'asilo non possono salire sul pullman (che avrebbe bisogno - giustamente - di più assistenza se ci fossero i piccolini). Quello che trovo insopportabile è l'atteggiamento per cui c'è sempre qualcun altro che deve rispondere alle proprie esigenze, come se stato, o provincia, o comune dovessero comportarsi come i nonni del post successivo... Ma siamo capaci o no di darci da fare per quello che ci sta a cuore??? Con un po' di buon senso esistono un sacco di soluzioni più intelligenti della lamentela, fine a se stessa...

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    1. "Ma siamo capaci o no di darci da fare per quello che ci sta a cuore???"
      Sembra proprio di no. Siamo sempre tutti a lamentarci, ma sono solo discorsi da bar e poi, in concreto, nessuno fa niente per cambiare. Siamo un Paese fondamentalmente assistenzialista e crediamo che tutto ci sia dovuto, però non vogliamo dare niente in cambio. Se queste madri ottenessero nuovi orari e meno fermate il prezzo del bus aumenterebbe (è ovvio) e loro protesterebbero ancora. Siamo figli viziati dello Stato. Per alcuni aspetti della mia vita personale ho trovato la soluzione e mi sono data una mossa, per altre -come la maternità-ci sto lavorando...speriamo bene per me e per tutti noi!

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  12. ehm.... alle elementari mi accompagnava mio papà in macchina (gli stavo "di strada" per l'ufficio) ma sono stata gfelicissima alle medie quando potevo prendermi i miei due autobus da sola (e la differenza era tra metterci 5 minuti in auto, o 45 coi mezzi, la media era più distante) e non fare la figura della bambina piccola che la porta il papà....

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    1. I 'ragazzini' di oggi non si vergognano più di essere visti con i genitori, di sembrare piccoli. Sono andata a prendere mio nipote alle medie e ho visto decine di ragazzini salutare la mamma con un bacio davanti al portone. Orrore!
      E' giusto avere una fase di ribellione e rifiuto, fa parte della vita...

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