martedì 3 luglio 2012

Se non lo sai fare, non lo puoi fare

Che belle le giostre. Le giostre di una volta, con i cavalli che si alzano e si abbassano, che girano in tondo. Con le carrozze, la musica e il codino da prendere per vincere un altro giro. Guardo ipnotizzata l'infinito rincorrersi dei cavalli. Nell'aria profumo di zucchero filato e di innocenza. Suona la campanella, nuovo giro, nuova corsa. La magia ha inizio, di nuovo. Alcuni cavalli sono bianchi, altri neri. C'è una carrozza tutta d'oro e.... E quella? Cosa ci fa lì, quella? Perché c'è una donna in piedi, vicino ad un cavallo? Aspetto. Riappare. Non è da sola, ha un bambino. Aspetto. Riappare. Sta tenendo un bambino in equilibrio sulla sella di un cavallo. Aspetto. Riappaiono. Scendi, ti prego. Tuo figlio avrà si e no dieci mesi e non ha l'aria particolarmente divertita. Aspetto. Riappaiono. Il bambino sta fissando le briglie e vorrebbe mettersele in bocca, la donna cerca di impedirglielo. Aspetto. Riappaiono. Per lui stare seduto sul passeggino e giocare con un sonaglio sarebbe altrettanto divertente, non capisce cosa sta succedendo. Aspetto. Riappaiono. La mamma cerca di farlo ridere, gli indica gli altri cavalli. Aspetto. Riappaiono. Vi prego basta, è uno spettacolo penoso, qualcuno fermi la giostra. Aspetto. Riappaiono. Un bambino ha preso il codino, la giostra rallenta. La mamma e il bambino scendono. Il piccolo non fa una piega e si lascia rimettere nel passeggino. Chi scende, chi sale. Musica e profumo di zucchero filato. Suona la campanella, nuovo giro, nuova corsa.

Se un bambino è troppo piccolo per stare su una giostra, allora non ci deve andare. Punto. Discorso finito. Un bambino così piccolo non si diverte sul cavallo, non più che sul seggiolino della macchina, ma soprattutto non sente il desiderio di andarci, non lo chiede. Gli adulti sanno che ai bambini piacciono le giostre, ma un bambino così piccolo non lo sa. Allora perché farcelo salire? Il desiderio da soddisfare è quello del poppante o della madre?
Se non lo sai fare, non lo puoi fare. Una regola semplice, chiara, educativa.
Il bambino ha otto mesi? Rimane nel passeggino.
Il bambino ha due anni? Lo si mette nella carrozza e lo si aspetta sulla panchina davanti alla giostra.
Il bambino ha tre anni? Può andare sul cavallo.
In bambino ha otto anni? Può scegliere la casa dei mostri, il calcinculo dei piccoli o lo scivolone.

E' bello anche aspettare, avere un traguardo da raggiungere. Sull'autoscontro  (quello vero, non la versione ridotta per bambini) si poteva salire solo a dieci anni. Che emozione guardare i 'grandi' prendere i gettoni, scegliersi la macchina e urlare di gioia ad ogni tamponamento. Era un vanto poter dire ai più piccoli 'io tra due anni ci vado, io l'anno prossimo ci vado'. E ogni settembre, all'arrivo del luna park, non pensavamo ad altro. Finalmente è autunno, finalmente il luna park. Sono sull'autoscontro, da sola, come i grandi.

Sono passati vent'anni, sono al luna park e l'autoscontro è ancora pieno. Pieno di genitori con bambini di sei sette anni sul sedile del passeggero. Genitori che guidano con una mano e tengono il bambino con l'altra. genitori che evitano gli scontri troppo forti e si lamentano della musica da discoteca troppo alta che esce dalle casse, poco adatta ai bambini. L'autoscontro era il passaggio dall'infanzia all'adolescenza. Agli autoscontri nascevano coppie, si lasciavano coppie. Agli autoscontri ci si sentiva grandi. Adesso ci sono i grandi, che impediscono ai piccoli di crescere autonomamente.

 Il risultato? E' presto detto: ragazzi che non sanno fare niente se non ci sono i genitori, marionette che si muovono solo se manovrati da mamma e papà.

Arrivano Maria e Chiara. Quarantasei anni una, diciotto l'altra. Allora come sono andati gli esami? Tuo marito come sta? Dai Chiara, dille perché siamo venute a trovarla. No parla tu. va bene, parlo io. Tu Lena hai girato il mondo, sei pratica di queste cose, Chiara vorrebbe aspettare ad iscriversi all'università, vorrebbe prendersi un anno per viaggiare ed imparare le lingue. C'è qualche buon corso di inglese in Inghilterra? Qualche associazione che trova famiglie ospitanti? Tua figlia tra due settimane compie diciannove anni, ha appena superato brillantemente gli esami di maturità e vuole andare in Inghilterra? Il minimo che può fare è muovere il culo e darsi da fare! Andare su google, smanettare a destra e a manca, trovare una stanza in affitto con altri studenti inglesi, mettersi uno zaino in spalla e partire, porcatrxxa! Avrei voluto rispondere così, ma è necessaria un po' più di diplomazia . Le parole sono state diverse, ma il concetto è stato questo. Vuoi farlo? Fallo! Tu, però. Se non ci riesci significa che non sei pronta e matura abbastanza.
Andare all'estero dopo gli esami non è una punizione, casomai un premio, che però la ragazza si deve meritare.  Se pensa a tutto la mamma, una volta arrivata a Londra cosa succede? Mentre è in coda al supermercato chiama casa perchè non sa fare i conti in Sterline? Se le compagne di appartamento mangiano le sue cose, che aveva lasciato nel suo scomparto del frigorifero, che fa,  va a piangere da mammina?

E' vero che una volta là Chiara imparerà a cavarsela, in qualche modo. E' la legge della sopravvivenza. Ma io non ce la manderei. Se non è in grado di trovarsi un alloggio e un corso di inglese da casa, con l'aiuto di internet, degli uffici orientamento della scuola e dell'università, con i centri Informagiovani e soprattutto con un po' di sale in zucca, significa che non ci tiene poi tanto a partire. Significa che non è pronta a fare fatica per ottenere quello che vuole. Significa che non è matura, a dispetto del  diploma appena appeso in camera. Significa che è una bambina, ancora attaccata alla sottana della mamma.

Se non lo sai fare, non lo puoi fare. Recitate questa regola come un mantra, fatelo per il bene dei vostri figli.
Lasciate che provino a fare, date loro un po' di responsabilità. Sbaglieranno, probabile. Ma ci riproveranno. Ci riusciranno. Se fate tutto insieme a loro, questi ragazzi non avranno uno scopo nella vita, non avranno nessun motivo per voler diventare grandi, perchè stanno già facendo tutte le cose che fanno i grandi, anche se con la mamma a fianco. Se fate tutto voi, loro si adageranno in questo paradiso ovattato, in questo mondo senza fatica e senza intoppi, in una realtà dove la mamma è sempre lì, pronta a dare una mano, ad aiutare. Ma la mamma non sarà sempre lì. Il mondo non è un luogo facile, nè sicuro.

Se non lo sai fare, non lo puoi fare.


8 commenti:

  1. Le scenette di bambini piccolissimi su giostre sulle quali non possono stare, tenuti su da madri che diventano parte integrante della giostra :) l'ho vista spesso anche io.

    La ragazza che hai descritto, che vuole girare il mondo "aiutata dalla mamma", mi ha ricordato tanto quei ragazzi (specialmente maschi e specialmente maschi italiani) che vanno a vivere da soli e poi la mamma si occupa di lavare e stirare la loro roba, cucinare e riempire tonnellate di Tupperware in modo che il bimbo di 27 anni sia costretto a fare solo la fatica di scongelare.

    Lumen

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Pianto un seme in giardino. La più grande soddisfazione sarà, tra vent'anni, sedermi all'ombra dell'albero che io ho fatto nascere e crescere. Guardarlo, così forte e maestoso. Così potente.
      Perchè invece i genitori -ma soprattutto le madri- vogliono tenere il seme? Perchè non lasciano crescere i loro figli?

      PS: scongelare prevede l'utilizzo di un forno a microonde o addirittura del fuoco, no!! Meglio portare a casa del piccolino un Tupperware al giorno, e già che sono lì stirare un paio di camice, passare l'anticalcare sui rubinetti e lavare le tende!!!

      Elimina
    2. Pienamente d'accordo con il post: è semplicemente scandaloso!

      Quanto all'indipendenza personale di cui parla Lumen, con il tempo ho osservato un fenomeno piuttosto diffuso (solo in Italia??) e cioè: famiglia con figlia femmina perfettamente in grado di badare a se stessa e di gestire una casa, e figlio maschio totalmente incapace di fare uno e l'altro, con mamma che sgrida la figlia se solo lascia in giro una maglietta e si affretta a fare qualsiasi cosa per il figlio. Ma PERCHE'????

      Elimina
  2. Aiutoooo è proprio vero se non lo sai fare non lo puoi fare :( sai che purtroppo io ho visto questa cosa da molte nonne, non lasciano liberi i nipoti, on possono fare niente perché sono troppo apprensive :( io non lo ozono affatto coi miei anche se ho il maschietto che è decisamente attaccato alle sottane e a volte devo proprio sganciarlo per liberarlo un po'!

    RispondiElimina
  3. ma un po' di autonomia non la vogliono? Io a Londra per 6 settimane ci sono andata a 19 anni, senza un soldo, in uno squat pieno di buchi e di cose anche peggiori :) e per mangiare lavoravo in un pub e facevo cosette di ogni tipo, ma finalmente fuori dal tallone di mammina e papino!!! 'sti ragazzi dove ce l'hanno la voglia di scappare e sperimentare, osare, rischiare, esagerare, divertirsi... l'hanno lasciata in tasca all'altra giacca????????

    RispondiElimina
    Risposte
    1. E' molto più comodo stare con mamma. E' bello stare con mamma. Non ti sgrida mai, non ti dice che questa casa non è un albergo, ti prepara i tuoi piatti preferiti e ti stira i vestiti, ti aiuta a pagare le rate della macchina nuova, ti porta a fare shopping, ti paga Sky e ti lascia la casa libera quando porti la fidanzata di turno in cameretta...molto meglio che stare a Londra in uno squat pieno di buchi!

      Elimina
  4. non ti sgrida mai? ok, non è la MIA mamma! :)))

    RispondiElimina
  5. Avvistato problema contrario - padre sulla giostra di fianco alla figlia di 3 anni che si diverte un mondo sul cavallo, perfettamente in grado di reggersi in equilibrio da sola.
    Non aggiungo altro, perchè hai già trattato l'argomento in altri post!!!! ;)

    RispondiElimina