mercoledì 13 giugno 2012

Ho visto dei bambini

Mi sento rallentata, pacifica, calma, quasi anestetizzata. Dopo due settimane di mare, sole, silenzio e ritmi africani mi sto concedendo un lento rientro a casa e lentamente riprendo le mie abitudini, mi riapproprio dei miei spazi. Voglio prolungare per quanto possibile questo stato d'animo, voglio vivere in vacanza. Voglio raccontarvi di madri e bambini che ho visto in viaggio, voglio raccontarvi cose belle, questa volta.

Sono nel centro storico di un villaggio ai margini del deserto egiziano. Vecchie macchine passano veloci, suonando il clacson per farsi strada, mentre i ragazzini si accalcano su un carretto trainato da un asinello magrissimo. Sulla soglia dei negozi i mercanti offrono le loro merci, con un sorriso ed una buona parola tutti. Fa molto caldo ed un anziano vestito con una lunga tunica nera si ripara all'ombra dell'unico albero della via, e intanto fuma. E' mezzogiorno passato, quasi ora di pranzo. Cammino lungo la via principale, affascinata dai colori e dai profumi di quel luogo lontano. Cammino lungo la via principale, dispiaciuta per i quintali di spazzatura abbandonata per strada in quel luogo lontano.

Bambina che va a fare la spesa da sola, Egitto 2012
Da una viuzza laterale sbuca una bimba, avrà si e no quattro anni. Saltella, evita un rottame, attraversa la strada, mi guarda e sorride. Tiene una mano in tasca,il pugno stretto. Mi fermo e la osservo. Saltella, segue con lo sguardo un uccellino, ricomincia a camminare. La seguo a distanza. Saltella, con una mano in tasca, evita una buca. Si ferma, toglie la mano dalla tasca e guarda il suo tesoro: una banconota. Entra in un minimarket, raggiunge decisa uno scaffale, prende una confezione di detersivo e va alla cassa. Prende un lecca lecca, da la banconota al commesso ed esce dal negozio. Si siede sul marciapiede, appoggia il detersivo vicino a lei e quasi ci si siede sopra, per non perderlo, per non dimenticarlo, per non farselo portare via. Apre il lecca lecca, si rialza e torna verso casa. La seguo con lo sguardo, la osservo. Saltella, con il lecca lecca in una mano e il detersivo nell'altra. Attraversa la strada, evita un cumulo di rifiuti e sparisce in una vietta laterale.


Sono in spiaggia, ormai da dieci giorni tutto quello che faccio è leggere, prendere il sole e nuotare. L'albergo è semi vuoto, la spiaggia praticamente deserta. All'improvviso, a risvegliarmi da questo sogno ad occhi aperti, un'immagine: una famiglia con un bambino si avvicina a lenti passi, trascinando secchiello e paletta, borsone e materassino. Si avvicinano e dico addio alla pace e alla tranquillità. Mamma, papà e bambino di cinque o sei anni si accomodano vicino a noi. Ne sono certa: vacanze finite! Provo a immergermi nella lettura, ma non riesco a non pensare ai miei nuovi vicini d'ombrellone e progetto una fuga dalla parte opposta della spiaggia. Sbagliavo.

Il marito da un bacio alla moglie, accarezza la testa al piccolo e va verso il diving center. La moglie stende il telo sul lettino, si spalma la crema e si mette a sfogliare una rivista. Il bambino prende il secchiello e raccoglie sassolini e conchiglie. La mamma è immersa nella lettura e a volte alza lo sguardo verso il figlio, il bambino canticchia sottovoce e riempie il suo secchiello, io posso tornare a leggere il mio romanzo.
E' ora del bagno, il bambino però sembra avere paura dell'acqua. Probabilmente in Germania non ha fatto molti bagni in mare. La mamma entra in acqua e nuota vicino a riva, il bambino resta sul bagnasciuga. La mamma nuota e sorride; nel giro di qualche minuto il bambino è dentro l'acqua fino alla vita. La mamma si avvicina a lui e continua a nuotare. Un urlettino e il bambino si butta verso la madre, aggrappandosi a lei. Sgambetta, la testa all'insù e le labbra serrate. E' un po' teso, ma si diverte. Prende confidenza, si stacca dalla madre e finisce per un attimo sotto l'acqua. Si rialza e piange. La madre sorride, lo accarezza e continua a nuotare. Nel giro di quattro giorni ho visto quel bambino nuotare a rana, mettere la testa sotto e perfino fare snorkeling con maschera e boccaglio. La mamma, orgogliosa, lo guardava e sorrideva. Niente braccioli, niente lezioni, niente parole: solo tanta serenità ed un sorriso.

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I miei lettori più assidui a questo punto stenteranno a riconoscermi ma, come ho spiegato più volte, io adoro i bambini...ho problemi con le madri e con i figli di quelle madri.

Lena è tornata.

La bambina della foto, che a quattro anni scarsi attraversa un paese per andare a comprare il detersivo per la madre, probabilmente finirà a stento la scuola dell'obbligo, non praticherà nessuno sport, non farà vaccinazioni, non viaggerà e non avrà mai un lavoro, si sposerà giovanissima e passerà il resto della sua vita ad accudire i figli, il marito, i genitori ed i suoceri. Adesso però è una bambina sana e felice, una bambina vera.
E' impensabile, me ne rendo conto, che un bambino italiano di quattro anni possa uscire di casa da solo, andare all' Esselunga, fare acquisti e tornare a casa con il carrello pieno.
Potrebbe però essere trattato per quello che è: un essere forte, intelligente, responsabile e capace. Lasciamo allora che si vesta e si lavi da solo, che ci aiuti (veramente) in cucina, che apparecchi la tavola, che vada in balcone a raccogliere il rosmarino per l'arrosto o in cortile a giocare con gli altri bambini.

Diamogli delle responsabilità e ne sarà felice, diamogli delle responsabilità e diventerà responsabile. Trattiamolo come un essere pensante e imparerà a pensare. Lasciamogli la sua autonomia e diventerà autonomo. Veramente però. Non basta che lo si tenga in piedi su una sedia mentre gli facciamo mescolare l'insalata, continuando a ripetere bravo, sì, così, adesso girala, no aspetta ti faccio vedere.... Non basta aprire per lui la portafinestra, accompagnarlo in balcone, indicargli il rosmarino, aiutarlo perché non gli lasciamo usare le forbici e poi dirgli che è stato bravissimo. Non basta fargli credere che ha fatto qualcosa, bisogna lasciargliela fare, per il suo bene.

La madre tedesca è riuscita ad insegnare a nuotare a suo figlio senza dire praticamente una parola. Niente bravo, così, muovi le gambine, più veloce, tieni su la testa, anche le braccia, così sì... L'ha lasciato libero di provare, di sperimentare. Lei era lì vicino, ma non lo teneva. Lei nuotava, ma non gli chiedeva di fare altrettanto. Soprattutto non ha detto frasi del tipo "Non devi avere paura", che sono il metodo migliore per far venire in mente al bambino, per sua natura incosciente,  che forse c'è qualcosa di cui avere paura. La madre tedesca non ha spiegato cosa doveva fare, l'ha fatto vedere. Ha dato il buon esempio.

Ancora una volta, ovviamente, so che non basta nuotare davanti ad un bambino perché questo impari  a nuotare, che non basta fare finta di niente quando si passa vicino ad un cane per evitare che il bambino ne abbia paura. I bambini hanno un sesto senso, un mezzo di comunicazione non verbale che gli adulti hanno perso, col quale percepiscono le sensazioni, le vibrazioni che emaniamo. Se una madre è veramente tranquilla e rilassata lo sarà anche il bambino. Se la madre legge per mezz'ora sotto l'ombrellone il bambino impara a gestire il suo tempo in autonomia e non pretende che i genitori lo intrattengano: entra in un suo mondo di fantasia e trasforma sassi in animali, la sabbia in un tappeto volante e le onde in un nemico da combattere.

Se fossi madre vorrei essere un po' africana, per dare la possibilità a mio figlio di crescere in autonomia, di  avere delle responsabilità  fin da piccolo.
Se fossi madre vorrei essere un po' tedesca, per avere quella loro naturalezza, quella calma e quel dono della sintesi che potrei trasmettere a mio figlio.
Se fossi straniera probabilmente sarei già madre, ma sono italiana e quindi ansiosa, verbosa, protettiva e possessiva.






15 commenti:

  1. In assoluto il tuo post più bello, a dir poco eccezionale. Un concentrato di pura verità che dovrebbe essere noto agli occhi di tutte le mamme italiane le quali - ahimè ed inspiegabilmente - insistono a negare l'evidenza perdurando nella loro cecità. Sei obiettiva al 100% e questo ti fa onore perchè sai riconoscere i limiti dei bambini italiani (a differenza di quelli africani e tedeschi) ma poni come tema centrale la possibilità di dare ai bambini italiani AUTONOMIA e RESPONSABILITA'.
    Non ci sono ulteriori commenti quando un racconto riesce ad esprimere perfettamente un messaggio forte, ci si può solo inchinare e dire: Brava Lena!

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    1. GRAZIE!!
      Quanti complimenti, sono veramente commossa.
      E' bello sapere che degli sconosciuti leggono il mio blog, lo apprezzano ma, soprattutto, ne capiscono il senso profondo.

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  2. Questo post mi ha trasmesso una calma incredibile... bentornata!

    Lumen

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    1. <3 Grazie! Tra un po', però, l'effetto vacanza svanirà e tornerò ad essere la solita vipera ;)

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  3. L'importante è saperlo: il tuo problema non sarà mai quello di non essere una madre eccezionale, bensì scontrarti contro una massa di genitori "psicologi" benpensanti opportunamente manipolati a dovere da chi manovra i fili di questa società. Tutto scompare dietro un pallone di calcio.
    Crescere i figli col terrore che perda la propria squadra di pallone e urlando come ossessi quando segna è aberrante; davanti a ogni altra notizia le reazioni degli italiani sono molto più controllate. Tranne, certo, quando il proprio figlio viene ritenuto ingiustamente punito dal sistema scolastico, allora giù altre aberranti scenate.
    Chi educa i nostri figli? .. Più in generale chi educa i neonati? Quali genitori? Quale sistema scolastico? Quale società?
    Se un giorno sarai madre, l'importante sarà avere la stessa visione col padre di tuo figlio. Poi dovrete combattere.

    TBZ

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    1. TBZ hai fatto un ritratto perfetto e spietato. Ed è anche la mia paura nell'avere figli. Ho paura che per quanti sforzi io possa fare, una società deviata e ipocrita fatta di compagni di classe, genitori di altri bambini, parenti che non la vedono come me... distrugga il mio duro lavoro.

      Lumen

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    2. La paura che hai tu è la paura che ho sempre avuto io. A un certo punto ho dovuto decidere se rinunciare per sempre o se almeno una volta provare un emozione che può aggiungere qualcosa alla vita. Molto banalmente ho pensato che almeno un figlio posso tentare di educarlo, specialmente perchè io e mia moglie siamo al momento abbastanza allineati sulla gestione dei figli avendone parlato molto.
      Certo, arriva un figlio e tutto può cambiare: come dice Lena, la moglie può diventare un po' troppo "madre", il figlio può perfino morire prima di nascere o subito dopo, ma riflettendo su come va avanti la natura, ho anche pensato che i pesci imparano a sopravvivere nell'acqua in cui nascono.
      Mio figlio sta per nascere, vivere la gravidanza fino ad ora con mia moglie è stata un'esperienza bellissima, dalla prima ecografia dove vedevamo muoversi un corpicino lungo 3 cm ad oggi che si vede quando apre la bocca e incrocia le gambe.
      Nostro figlio ci ha già dato questo, ci terrá svegli per diversi mesi, dovremo fronteggiare le orde di parenti che vorranno ognuno dire la sua e partecipare a suo modo: è già guerra!.. Ho deciso di combatterla, e rimettermi così in gioco.. in ogni caso in questo periodo mi sento emozionato come non mai, pur se timoroso del futuro.
      Vedremo che succederà... intanto affilo le mie "armi" ;)

      TBZ

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    3. Congratulazioni TBZ e in bocca al lupo!
      I primi mesi saranno i più pesanti e faticosi dal punto di vista fisico, ma vi regaleranno emozioni meravigliose. La vera battaglia, secondo me, arriverà con l'iscrizione alla scuola materna (o al nido, se ce lo mandate). E' solo allora che sarete costretti a confrontarvi con gli altri genitori che vi rimproverano perchè non partecipate alle feste di classe (ho scoperto ieri che all'asilo nido c'è la festa di classe di fine anno) e non organizzate domeniche al luna park con i genitori dei compagni d'asilo del piccolo...
      Per adesso godetevi il momento.
      Quando nasce?

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    4. Lo aspettiamo per fine agosto se tutto procede regolarmente.
      Sì, per ora viviamo il presente, poi si vedrà..

      TBZ

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  4. Davvero un bellissimo post! L'immagine e foto della bimba sono meravigliose. Tutto vero quello che dici, a volte più duro metterlo in pratica perché il nostro retaggio culturale e societario a volte e' ben più forte di noi.
    Io stessa, leggendo questi post mi rendo conto di quanto sbaglio pur concordando con te e non essendo una madre, credo, troppo possessiva o ansiosa.
    E' vero, mette serenità questa lettura e sono sempre più convinta che non saresti una madre come tante altre!!
    Bentornata Lena! :)

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    1. Grazie Stefy!
      Sono veramente felice di essere riuscita a trasmettere quella stessa serenità che emanava la madre tedesca.

      Vedi, tu ti rendi conto ed ammetti di non essere come la madre tedesca, ma non è colpa tua. Non sei tu quella troppo ansiosa e possessiva, ma è l'aria che respiri a renderti così. Se, ad esempio, tutte le madri al parco urlano "Attento che cadi" verrà istintivo anche a te (una sola volta e senza urlare, perchè sei una personcina a modo) dire ai tuoi bambini di stare attenti. Se fossi in un parco giochi tedesco te ne staresti a leggere un libro sulla panchina, senza preoccuparti inutilmente e senza trasmettere paure inutili e insensate ai bambini, perchè così fan tutte.

      La mia paura è proprio questa: con grandi sforzi mentali e ragionamenti sono convinta che non sarei una madre come le altre madri italiane, ma non potrei nemmeno mai essere una madre egiziana, che manda la bimba della foto (ma quanto è bella? E che sorrisoni ci ha fatto...) a fare delle commissioni per lei perchè l'ambiente che mi circonda non me lo permette. Non solo perchè mi denuncerebbero alle forze dell'ordine per abbandono di minore, ma soprattutto perchè si respira un clima di tensione e sarei io la prima a non voler mai perdere di vista mia figlia...

      Un abbraccio particolare a tutti voi in questi giorni difficili

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    2. A questo proposito sarà interessante vedere come se la caverà una mia amica quando diventerà mamma...italiana, figlia di italiani, nata e cresciuta in Italia, ora vive in Germania, convive con il suo fidanzato tedesco. I suoi figli saranno mezzi italiani e mezzi tedeschi, ma cresceranno in Germania. Lei sarà come la mamma tedesca di questo post, o come le mamme italiane di tutti gli altri? :)

      Mi è piaciuto molto questo post, ma devi prometterci una cosa. Riuscirai a trovare almeno UN lato positivo delle mamme italiane e a scrivere un post di elogio anche per loro? :)

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  5. Grazie, è un momento davvero difficile, in cui la prospettiva di vita in un giorno è cambiata.
    Speriamo di riprenderci la nostra normalità e tranquillità piano piano.
    Non ho mai tanto amato il mio paese come oggi.
    a presto

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  6. Ciao Lena,

    Mia madre è sudamericana e all'età di 5 anni mi mandava a fare delle commissioni da sola... :-) ricordo bene quei momenti perché andavo a giocare e saltellare davanti alla porta automatica dell'albergo di fronte a casa nostra. Vivevamo a Venezia e la calle sotto casa mia era sempre affollata di turisti da ogni parte del mondo. Così mi cimentavo anche a fare da guida turistica per i poveri viaggiatori persi che non trovavano la direzione giusta di Piazza San Marco!!

    Ringrazio mia madre per la libertà concessami...è un tesoro preziosissimo che considero ancora oggi uno dei più importanti!

    A presto e grazie delle tue storie!!
    Sa.

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    1. Che bei ricordi, ricordi che i bambini post 1990 non avranno...

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