venerdì 4 maggio 2012

Macchie

I bambini si sporcano. E' un dato di fatto, una verità senza se e senza ma.
I bambini si sporcano e c'è un perché:
-perché nel tragitto dal piatto alla bocca, il cibo cade dalla forchetta
-perché amano rotolarsi sull'erba
-perché non c'è niente di più divertente che colorare e colorarsi
-perché il gelato si scioglie
-perché i corridoi servono a fare le scivolate
-perché i Ringo si mangiano separando le due metà e, prima o poi, una cade
-perché è bello fare sculture di fango
-perché le pozzanghere sono fatte per saltarci dentro
-perché se hanno un pallone giocano a calcio, sempre e comunque
-perché se sono stanchi si siedono per terra
-perché i lecca-lecca sono appiccicosi
-perché strisciano sotto il letto per nascondersi dai mostri
-perché toccano tutto quello che vedono
-perché sono bambini!

I bambini si sporcano
Impedire ai bambini di sporcarsi equivale ad impedirgli di essere bambini, di vivere. Questo non significa che i genitori non debbano insegnare ai figli come stare composti a tavola o spiegare loro che il cioccolato non va tenuto tutto il pomeriggio in tasca prima di mangiarlo, perché il bon ton è fondamentale e si impara da piccoli. Le madri, però, dovrebbero scendere a patti con le macchie e non assillare i bambini (e tutti gli astanti) con infiniti "No, che ti sporchi!".

E' arrivata la bella stagione e con i primi caldi si mangiano i primi gelati. Le gelaterie sono un concerto di "Attenta, che ti sporchi"; "Guarda che sgocciola", "Prendi la coppetta", "Gira il cono che sta cadendo il gelato" a cui fa seguito la peggiore delle azioni: la madre prende un tovagliolino, ne succhia avidamente un angolo, si inginocchia davanti al figlio e pulisce la bocca del piccolo, tutta impiastricciata di gelato al cioccolato. Se si è macchiata anche la maglietta il processo è più complicato: la madre prende un fazzoletto, possibilmente di stoffa, e cerca la fontanella più vicina (in mancanza di una fontanella apre una bottiglietta d'acqua). Una volta imbevuto il fazzoletto inizia a sfregare vigorosamente l'indumento nel vano tentativo di riportarlo al suo originale splendore, ovviamente senza riuscirci perchè la macchia è meno visibile, però più ampia, e inoltre  il bambino piagnucola e si dimena perché non sopporta questa tortura né le lamentele della madre.

E arrivata la bella stagione e con i primi caldi si fanno le prime scampagnate all'aria aperta. I parchi e le zone verdi brulicano di famigliole felici, biciclette e palloni. "Ti sporchiiiii" è la seconda frase più ricorrente (dopo, chi lo avrebbe mai detto? "Attento che ti fai male"). Ti sporchi quando provi ad arrampicarti su un albero, quando ti siedi su un muretto, quando fai le capriole sul prato, quando lanci i sassi nel lago, quando raccogli fiori e foglie, quando ti appoggi alla macchina, quando ti avvicini troppo alla catena della bicicletta, quando fai girare le ruote dei pattini con le mani, quando ti butti  a terra per parare un rigore, quando scavi una buca per cercare i vermi.....in pratica sempre. Se a metà pomeriggio, dopo la partita a pallone e una bella biciclettata sul lungo lago, i bambini hanno fame, cosa c'è di meglio di un gelato? Non ce la posso fare, un altro "Ti sporchi" e mi chiudo in casa fino al prossimo autunno!

Perché le madri sono così misofobiche? Cosa le spaventa, esattamente? E' stato ampiamente dimostrato che, sia per i bambini che per gli adulti, è molto più pericoloso un eccesso di igiene piuttosto che il contrario, quindi qual è il vero problema? Ancora una volta la risposta è che il problema è la madre stessa! In primo luogo perché non sopporta che il suo bambino vada in giro con i vestiti sporchi, come se fosse figlio di nessuno, in quanto ne va della sua integrità morale di madre, la sua reputazione ne risente e lei perde punti nella gara sociale con le altre madri. Secondariamente perché i vestiti che il bambino indossa sono di marca e molto costosi, quindi una macchia indelebile andrebbe a pesare gravemente sul bilancio famigliare. Infine, se il bambino si sporca, la madre una volta rientrata a casa dovrà pretrattare la macchia, caricare una lavatrice, rifiutare due fustini in cambio del suo,  stendere i panni, ritirare i panni e stirare, per poi ricominciare tutto da capo.

I vestiti per noi donne sono di fondamentale importanza perché danno l'immagine di quello che siamo e perché ci piace tanto fare shopping, ma non è giusto proiettare questa nostra inclinazione per gli abiti alla moda e di marca sui bambini. Personalmente trovo molto più carini i bambini vestiti da bambini: pantaloni comodi, magliettine di cotone, colori accesi e vivaci abbinati in maniera azzardata (ovvero non abbinati), toppe sulle ginocchia, rammendi e addirittura qualche piega, perché i bambini possono permettersi di andare in giro con i vestiti non stirati. Le ginocchia sbucciate e verdi d'erba, una guancia sporca di  cioccolato o delle manine appiccicose sono il simbolo dell'infanzia stessa e della naturale spensieratezza dei bambini.
Lasciamo i colletti bianchi inamidati, i gilerini tricot, le gonnelline plissettate e i collant velati agli adulti. Lasciamo che i bambini siano bambini.

Se per la strada incontrerò un bambino con la bocca sporca e i vestiti stropicciati sorriderò felice, perché so che è un bambino (felice).

13 commenti:

  1. Questo post è da incorniciare (non che gli altri non lo siano). Una volta ho visto mia cognata impallidire perchè il bambino, facendo la lotta col fratello, si era stropicciato la felpa. L'ho vista impallidire per una macchia di sugo e per un pantaloncino con un filo tirato.

    L'apparenza, l'apparenza, l'apparenza.

    Che mondo ipocrita.

    Io ho smesso di stirare da più di un anno. Perchè lo ODIO ed è una cosa INUTILE, i vestiti devono essere puliti quando si indossano, e tanto basta. E giuro che io e mio marito non sembriamo degli straccioni, anzi. Le magliette e i jeans ricevono questo trattamento: mezza centrifuga e stese sulle grucce, se gocciolano le stendo nella doccia, e sono perfetti così. Figuriamoci i vestiti di eventuali figli!

    Invece le madri diventano delle supereroine per stirare giorno e notte perchè la gente deve vedere che i loro bambini sono figli di persone per bene.

    A scuola, dove insegno, ci sono bambini che in mensa sono terrorizzati di sporcarsi, e addirittura una volta una madre ha rimproverato ME perchè suo figlio si era sporcato troppo mangiando in mensa, io dovevo controllare che non si sporcasse invece, stupida me, controllavo che la classe fosse in sicurezza.

    Lumen

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    1. Sono felice che i miei post ti piacciano e che tu mi dia sempre ragione su tutto, ma è pura vanità: sarebbe meglio per il mondo intero se le mie fossero solo allucinazioni di una trentunenne senza figli, visioni distorte della realtà! Purtroppo invece tutte queste cose orribili le vedi anche tu, non sono solo mostri nella mia testa...aiuto, è tutto vero...ho paura!

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  2. Anche io adoro dividere i Ringo e mangiare il ripieno prima di tutto!!
    A parte questa nota nella quale non solo i bimbi si ritrovano...ma anche io (!!), beh come al solito complimenti per il post e nemmeno a farlo apposta condivido ogni parola, soprattutto sul fatto che i bimbi sono belli vestiti da bimbi e prima di tutto comodi!
    Poi da mamma è vero, fare continuamente lavatrici perchè un vestito non dura più di una giornata non è il massimo, ma puoi vietare ad un bimbo di comportarsi da bimbo? Per me no! :)

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    1. Grazie per i complimenti, sei sempre gentilissima!
      Il concetto è proprio questo: i bambini sporcano e si sporcano (e rompono le cose, e urlano, e vogliono sempre giocare, e piangono...). Se tu, casalinga frustrata e nervosa, vuoi una casa sempre in perfetto ordine, vestiti sempre lindi e inamidati, assoluto silenzio o al massimo un leggero sottofondo di musica classica, vasi di cristallo sui tavolini da fumo, divani bianchi e pavimenti lucidi....insomma se vuoi un mondo perfetto (ma di plastica)come quello di Barbie non fare figli! Barbie e Ken non hanno figli.

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  3. Post illuminante :-)
    a questo proposito, settimana scorsa siamo stati in giro in camper e per agriturismi. Di fatto la prima vacanza con la nostra Ginevra che poteva scorazzare libera (l'anno scorso quando era ancora tempo di vacanze non camminava ancora). Ebbene, sia io che mia moglie eravamo felicissimi di vederla sporca... di terra, di erba, di tutto... sporca di...libertà! :-)

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    1. Grazie Massimiliano!
      Probabilmente al solo pensiero molte madri (e qualche padre) inorridirebbero, ma io credo che una bambina con le ginocchia sempre sbucciate, i vestiti sporchi d'erba e qualche cicatrice di gioco sia il ritratto vivente della gioia di vivere! Tanti auguri, quindi, alla tua Ginevra, sporca di libertà!

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  4. ammetto che il gelato che cola è una frase che è uscita anche dalla mia bocca... ma più che altro perchè mia figlia (che solo adesso ha scoperto i gelati) ci impiega una vita e puntualmente le si spezzano e cadono per terra. quando siamo a casa mi premunisco di piattino e se la sbriga da sola... quando siamo fuori andiamo di coppetta e cucchiaino e vissero tutti felici, un po' sbrodolati e contenti.

    sul parco non mi esprimo.. ho visto cose che voi umani... tra cui le calze velate e le scarpine col tacco a bimbe 2enni...
    mia figlia la confondono irrimediabilmente per un maschio.
    e vissero tutti infangati e contenti :)

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    1. Anch'io molto probabilmente direi "Attent@ al gelato, che cola!", ma perchè? Perchè sul lungomare vedo famiglie mitteleuropee composte da mamma bionda, papà biondo e sette figli biondi che mangiano il gelato camminando, si sporcano e nessuno degli adulti fa storie? Perchè noi italiano non riusciamo ad essere più leggeri, specialmente quando si tratta di bambini? Se io, a trent'anni suonati, vado in giro con una macchia di gelato al cioccolato sulla camicia non ci faccio una gran bella figura, ma su un bambino non importa. Eppure noi ne facciamo un dramma!

      Per quanto riguarda il parco...meglio non riaprire l'argomento! Ho letto il vostro post esilarante-se non ci fosse da piangere!

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  5. Sono nata negli anni '70 all'estero, ma cresciuta in un piccolo paese in Italia. Ricordo ancora la mia "uniforme da gioco", che mia madre mi metteva dopo essere tornata da scuola: due o tre tute di cotone intercambiabili, di cui una già con le toppe alle ginocchia.

    Quando finivo i compiti, dopo scuola arrivava l'ora del gioco. Ho fatto di tutto, anche perché vivevo in campagna: case sugli alberi vicino al fiume, rubare le pannocchie del vicino contadino, costruire mini automobili con pezzi trovati nei cantieri, giocare a calcio a volte solo con i maschi e a nascondino, strega comanda color, palla avvelenata, l'elastico e mille altri giochi giù in cortile.

    Tornavo a casa sporca e sudata, d'estate durante le vacanze anche alle 10 di sera. Mia madre prendeva la mia tuta e mi mandava in bagno a lavarmi, con un gran sorriso, perché sapevo che mi ero divertita e soprattutto AVEVO IMPARATO MILLE ALTRE COSE oltre a quello che avevo assorbito la mattina a scuola.

    E non ero sola...con me tanti altri bambini e bambine! Che è successo a partire dagli anni '90? Torno in paese e a me sembra sempre uguale e tranquillo ma, essendo ora tutti arricchiti, i nuovi genitori della mia età mandano i bambini a spasso in centro come se fosse la Settimana della Moda a Milano.

    C'è ancora speranza? Cara Lena, forse dobbiamo tutte trasferirci in Olanda o Svezia!! Ci hai mai pensato?

    Sa.

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    1. Cara Sa.,
      dove sei stata fino ad ora? Chi sei, il mio alter ego nato all'estero? Questo tuo commento potrebbe essere un mio post, parola per parola!
      Che è successo a partire dagli anni '90? è la domanda che mi pongo da tempo, ma non ho una risposta certa... Di sicuro la soluzione sarebbe trasferirsi in Olanda o in Svezia, ci ho pensato eccome, ma non è facile. Tu sei tornata all'estero o sei rimasta in Italia?

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  6. Ciao Lena!

    Sì, sono nata in sudamerica, cresciuta in Italia ma da una mamma sudamericana...:-) Ora vivo in Sri Lanka da due anni, ho un compagno e ho quasi 34 anni. L'orologio biologico fa tic tac, tic tac e mi faccio esattamente le tue stesse domande, ogni giorno!

    Fortunatamente qui i bambini giocano ancora in strada, da SOLI con altri bambini, (a cricket invece che a pallone, ma è uguale!) e c'è ancora quella solidarietà sociale che esisteva in passato. La gente in strada, i vicini che ti conoscono e a volte sparlano di te. Ma dall'altro lato è positivo perché sai che se il tuo bimbo si perde dietro l'angolo tutti lo conoscono e tutti lo ritrovano. Forse è questo che manca ora...Ci hanno inculcato una PAURA irrazionale - dagli anni '90 come dici giustamente tu, è lo spartiacque.

    Paura di tutto, dell'insicurezza, ci hanno martellato e sfracellato il cervello i nuovi tg privati con cronaca nera, costantemente. Ci hanno inculcato la paura dello straniero, del diverso. Anche se viviamo in un paesino tranquillo dove non succede nulla, questa paura non ce la toglie nessuno. E compriamo allarmi antifurto, anticasa, antitutto. Ci chiudiamo in casa, alziamo inferriate, installiamo cancelli e videocamere.

    E da qui le insicurezze delle madri che riversano tutte le loro paure sulla "tabula rasa" dei loro figli. Boh, forse è un'analisi un po' superficiale, ma ci penso da tempo...e credo che il lavaggio del cervello mediatico abbia avuto un gran peso in questa storia.

    Io forse lo crescerei un bambino qui...ma anche in Olanda o in Svezia, dove è anche più facile per noi donne (e non solo per i bambini!). Insomma, i paesi nordici rimangono nel mio programma di medio-lungo periodo. Non sono più sicura di poter riadattarmi alla vita di provincia italiana, anche se ti confesso che l'Italia a volte mi manca da morire.

    Scusa per la risposta lunghissima. Continua a scrivere, che ti leggo con molto piacere, i tuoi aneddoti sulle mamme mi fanno sorridere e al tempo stesso riflettere!
    A presto,
    Sa.

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    1. Grazie per aver soddisfatto le mie curiosità! In realtà ti ho chiesto dove vivi e da dove vieni per un mio personale studio sociale. Ho vissuto in tre nazioni diverse e in Italia ho cambiato spesso residenza in diverse regioni. Mi sono resa conto che in 'padania' (mi si passi il termine che vi assicuro non ha connotazioni politiche) la situazione è decisamente peggiore, tant'è che in casa io e mio marito parliamo proprio di 'madri padane' per indicare le madri di cui parlo del blog. Al secondo posto vengono le grandi città e, infine, i paesini di provincia, dove ancora si vedono bambini liberi da soli per strada, ma comunque vestiti firmati dalla testa ai piedi o con un iphone in mano...la mammite colpisce ovunque.

      Pensa che nel mio commento precedente volevo scriverti Che è successo a partire dagli anni '90? è la domanda che mi pongo da tempo e penso di avere una risposta: i media! Le vite in diretta, i verissimi, i pomeriggi cinque, i telegiornali allarmisti eccetera ci hanno convinto che improvvisamente il mondo è diventato un posto pericoloso, quando di fatto lo è sempre stato. Ho poi cancellato e scritto che non ho una risposta certa perchè poche righe (che con me non sono mai poche..) non bastavano per spiegare un concetto così ampio. Non ritengo quindi la tua ipotesi superficiale, anzi.
      Mia cognata un giorno mi ha detto che non lascia i bambini in cortile (il cortile cintato di un condominio) perchè oggi i bambini vanno via come il pane. Davvero? mi chiedo io. No! Mi rispondo. In questo momento a Chi l'ha visto stanno parlando di Angela Celentano perchè i bambini rapiti da sconosciuti sono pochissimi (cinque, sei...) mentre sono molti quelli portati via da uno dei genitori. Però viene rapita Denise Pipitone, per fare un nome a caso, e tutti i canali ne parlano per mesi, per anni. Purtroppo Denise non è stata ritrovata ma, in compenso, le madri si sono convinte che i bambini vadano via come il pane!

      Scusa, ho scritto tantissimissimo...

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  7. argh. ero l'unica (classse '67) con la mamma che la infagottava con i pantaloni di velluto a coste e le clarke mentre io volevo il collantino (non velato! quelli coprenti colorati da bambina) e le ballerine carine? la risposta tipo era "pago io, decido io!" :(((((

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