lunedì 7 maggio 2012

Le parolacce

Io lo faccio, l'ho sempre fatto. Lo faccio tutti i giorni e per i più svariati motivi: se mi arrabbio, se sono entusiasta, quando sono nervosa, se voglio dare particolare enfasi ad una frase, se faccio cadere qualcosa, quando voglio sottolineare un concetto, se mi accorgo di essere tremendamente in ritardo, mentre guardo certi programmi idioti in televisione, quando sto parlando al telefono e si scarica la batteria e per altri mille motivi. Sì, io lo faccio: io dico le parolacce. Le parolacce danno soddisfazione, ti riempiono la bocca come un krapfen alla crema ed esprimono in poche sillabe un concetto altrimenti prolisso. Le parolacce, quindi, sono imprescindibili e tutti -chi più, chi meno - ne facciamo uso. Tranne le mamme.

Con il pretesto di non dare il cattivo esempio ai figli, una normale conversazione tra due adulti si trasforma in una ridicola farsa:
Marito "Tutto bene, tesoro?"
Moglie: "No, guarda, lascia stare...in ascensore ho incontrato quel figlio di...meretrice del piano di sotto che si è lamentato ancora per quella macchia di umidità di mmmcacca che ha sul soffitto. Quel ba...buontempone è convinto che venga dal nostro terrazzo, ma come ca...spiterina è possibile? Non abbiamo tubi, né impianti di irrigazione, porca puzzola!"
Marito: "Ma se sabato è anche venuto su a ispezionare il nostro terrazzo centimetro per centimetro? Perché non riesce a farsene una ragione quel paranoico vecchio rinco..."
Moglie "EhmmmEhhhmmm! Vecchio ringalluzzito! Domani perdindirindina chiamo l'amministratore e poi..."

Bando alle parolacce
Il divieto assoluto di pronunciare una qualsiasi parola anche solo lontanamente riconducibile ad una volgarità non vige solo per i bambini e i loro genitori, ma anche per tutti coloro che frequentano la famiglia.
Sono a casa di un'amica. Stiamo prendendo un caffè mentre i suoi due bambini (di 11 e 9 anni) sono impegnati con i videogame. Mi sta raccontando un fatto davvero interessante e sono completamente assorbita dalla storia quando, inaspettatamente, si sentono un botto e rumore di vetri in frantumi. Bum crashhhcricktintin! Il quadro alle mie spalle è caduto!  Mi porto una mano al petto ed esclamo "Cazzo, che spavento!". La mia amica impallidisce e sgrana gli occhi, poi diventa tutta rossa. La mia amica, che al liceo aveva scritto una versione volgare del Canto delle Osterie dedicandone una strofa ad ognuno dei nostri professori, lei, che in quanto a termini scurrili  poteva competere con un ex galeotto adesso assoldato come scaricatore di porto, proprio lei, la mia amica, dice tra il pudico e l'imbarazzato "Ma zia Lena, cosa dici? Lo sai che queste parole brutte non si devono mai dire...ti dovrei lavare la bocca col sapone! Dillo ai bambini che non lo farai più perché è sbagliato..." Non so cosa dire, provo a sdrammatizzare, ma vedo che per lei è importante. Abbozzo una scusa la serata prosegue, ma l'eco di quella parolaccia  riecheggia ancora nella stanza.

E' vero che i bambini apprendono per imitazione, quindi sarebbe meglio evitare di imprecare gratuitamente davanti a loro, ma è altrettanto vero che non bisogna stravolgere il proprio essere solo perché nella stanza ci sono dei bambini. Credo addirittura che utilizzare sempre un linguaggio adatto a loro sia controproducente, perché i piccoli così non hanno mezzi per rendersi conto del confine tra il mondo degli adulti e il loro. Questo confine esiste e deve essere ben visibile: i bambini vanno a letto alle nove e  i grandi più tardi, i bambini bevono acqua e gli adulti il vino, i bambini giocano e gli adulti leggono, i bambini non devono dire le parolacce e agli adulti è permesso. Se invece le madri si mettono a letto con i figli e stanno con loro finché non si addormentano, se danno la Coca Cola ai bambini fingendo che sia vino, se imparano tutti i nomi dei Pokemòn per giocare con i figli e se si trattengono dal dire le parolacce, i bambini crederanno che i genitori siano dei loro pari, ma un po' più alti, e non avranno rispetto del loro ruolo e della loro autorità.

La convinzione che, non sentendo parolacce in casa, i figli arriveranno alla pubertà candidi ed innocenti è pura utopia. Le parolacce si sentono e si imparano. Si sentono dagli amici a scuola, dalla televisione, dai vecchini che al parco danno da mangiare ai piccioni, dai fratelli maggiori, dall'allenatore di calcio e dalla bidella. La parolaccia, poi, ha il fascino del proibito e anche la bambina di due anni e mezzo, quella col visino angelico e i riccioli biondi, appena sente una parolaccia la impara  e la ripete immediatamente. Non potendo proteggere i bambini dalle parolacce, allora è meglio che le sentano anche in casa, purché sia chiaro che -esattamente come succede per il coltello elettrico- solo gli adulti e solo in determinate circostanze possono usarle. Smettereste mai di depilarvi, solo perché i bambini non devono usare il rasoio? No, e quindi non dovete smettere di dire parolacce ( quando servono ).

A scanso di equivoci voglio sottolineare che mai e poi mai un genitore dovrebbe  insultare i propri figli, perché sarebbe un gesto assolutamente sbagliato e volgare, umiliante per i bambini e degradante per i genitori. Credo però che, se cade un quadro, gli adulti possano e debbano dire "Cazzo, che spavento!"



3 commenti:

  1. Sai cosa trovo ipocrita?

    Che le madri (credo e spero non tutte) siano così fissate e protettive sulle parolacce ma poi non si facciano il benchè minimo problema a mollare i figli davanti al Grande Fratello et simila.

    Avevo bambine, in classe, che discorrevano su queste e quelle caratteristiche dei concorrenti del GF e di Uomini e Donne.

    Lumen

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    1. Pensa che avrei voluto inserire anche questo spunto di riflessione nel post, ma ho deciso di non mettere troppa carne al fuoco...
      Gli stessi bambini dell'episodio del quadro guardano Studio Aperto (un peep show più che un telegiornale) e Il Grande Fratello, ma per la madre -ottusa e limitata- se le volgarità, la violenza e gli orrori sono filtrati da uno schermo allora va bene, i bambini non ne saranno influenzati nè traumatizzati!
      Se invece zia Lena (che poi loro zia non sono!)si lascia scappare una parola, che peraltro l'italiano medio utilizza più frequentemente del congiuntivo, apriti cielo! Dobbiamo dilungarci in scuse, giustificazioni e prediche morali! La prossima volta pretenderò tovaglie lunghe fino a terra per coprire le gambe del tavolo come insegna la regina Vittoria!

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  2. Quando ero piccola, mia mamma non diceva le parolacce in mia presenza (ma credo che con gli altri ne dicesse un bel po' :) I miei zii, invece, ne hanno sempre dette chissà quante anche davanti a me. All'asilo ero realmente "candida e innocente", non dicevo neanche una parolaccia NONOSTANTE ne sentissi dire intorno a me. Ho iniziato a dirle qualche anno dopo, senza che i comportamenti delle persone intorno a me si modificassero. Questo avvalora la tua tesi secondo cui l'innocenza dei bambini non si preserva evitando di dire parolacce.
    Però credo che sia importante dare il buon esempio: se tu bestemmi come un dannato davanti a tuo figlio di 5 anni, è inutile che ti lamenti se il bambino dice parolacce. Se tu fumi davanti a tuo figlio (o di nascosto, ma poi lo abbracci puzzando di fumo) è inutile che ti lamenti se lui a 13 anni già fuma.

    PS: ora, io e mia mamma diciamo tranquillamente parolacce insieme ;)

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