lunedì 30 aprile 2012

Evoluzione e protezione

Anni, secoli, millenni di evoluzione vanificati dalla nascita di un figlio, con buona pace di Darwin.
Sì,  perché se è vero che l'essere umano ha impiegato milioni di anni per raggiungere la posizione eretta, la donna perde questa capacità non appena partorisce. La madre passa tutte le ore di veglia con la schiena curva e le braccia penzoloni, non riesce più a guardare un adulto negli occhi perché è troppo impegnata a controllare il suo piccolo, cammina guardando verso il basso e tutto ciò che si trova a più di un metro di altezza non è di suo interesse.
Quando il neonato dorme, la madre sta china sulla culla per ammirarlo da vicino, vicinissimo.
Appena il bambino inizia a gattonare lei lo insegue per tutta casa,  busto parallelo al pavimento e braccia allungate in avanti, pronta ad afferrarlo nel caso dovesse avvicinarsi troppo al calorifero o alla gamba del tavolo. Il bimbo è nel seggiolone e lei, nonostante sia seduta, si piega in avanti e la sua faccia è a pochi centimetri da quella del figlio, quasi dovesse imboccarlo come fanno gli uccelli, passandogli da becco a becco il cibo premasticato. Quando il piccolo inizia a camminare la madre lo rincorre, sudata e affannata, per essere sempre nell'esatto punto della stanza dove è lui. Ormai il cucciolo di casa cammina e la madre può portarlo al parco giochi, metterlo sullo scivolo e tenerlo per la manina fino a che non arriva a terra. E' giunta l'ora del primo triciclo e la madre si china ancora di più, per tenere i piedi del bimbo sui pedali ed aiutarlo a capire la relazione di causa effetto tra la pedalata e l'avanzamento del mezzo. Dal triciclo alla bicicletta con le rotelle il passo è breve, ma la madre non perde le sue abitudini e si aggrappa al manubrio della biciclettina (che si trova a non più di 70 cm da terra) e corre a fianco del bambino che pedala.
Queste sono le madri: si piegano ma non si spezzano!

Illuminata da una scintilla di consapevolezza, la madre media intuisce che il solo fatto che lei passi l'intera giornata protesa verso suo figlio non impedirà allo stesso, prima o poi, di cadere. Perché basta un attimo di distrazione, un gradino mimetizzato, un sassolino traditore  e ...patapunfetè! il bambino è a terra! Non potendo contrastare la forza di gravità, la madre corre ai ripari come può.
Qualche settimana fa stavo uscendo dalla palestra e mi sono letteralmente scontrata con un'amica che camminava a passo spedito, un borsone in una mano, la mano del figlio nell'altra. Come stai, come non stai, non sapevo venissi in palestra qui, sì anch'io ma ho smesso perché con lui, no, otto, sai crescono così in fretta...tra un convenevole e l'altro guardo il borsone, guardo il figlio e chiedo "Giochi a hockey? Vedo che hai l'attrezzatura..." "Nooooo, figuraaatiiiii", mi risponde la madre, "gli hanno regalato i pattini e stiamo andando al parco a provarli". 
Nei giorni successivi, per togliermi ogni dubbio, sono andata a correre sul lungolago, a passeggiare lungo il fiume e a fare un giro al parco vicino alla chiesa, quello con il campino da basket e la pista ciclabile. Come sospettavo: i bambini sono coperti da armature luccicanti e camminano come Frankenstein. Caschi, ginocchiere, polsiere, fermacaviglie, parastinchi e guanti da motociclista impediscono qualsiasi gesto, non solo atletico. La vestizione dura per un tempo infinito e, dopo essere stati bardati dalla testa ai piedi, i piccoli  si lamentano ogni quattro minuti perché  la ginocchiera è troppo stretta, il parastinco scivola e coi guanti sudano, quindi la madre toglie e rimette tutto, finché non è ora di andare a casa.


La madre non vuole che il bambino cada e si faccia male, questo è palese. Quello che mi chiedo io è: ma perché? Perché un bambino che cade spaventa così tanto le madri? Se si fermassero a pensare razionalmente alle proporzioni reali del "pericolo" non si comporterebbero così. Essere madre in questo modo è stancante, fisicamente logorante e, alla lunga, insostenibile. I bambini, per loro natura, hanno tantissime energie ed ogni scusa è buona per correre, saltare, camminare a zigzag seguendo le fughe tra le mattonelle, fare capriole, arrampicarsi....gli adulti no! Gli adulti non hanno voglia inseguire il piccolo ciclista dopo magiato, di camminare sui muretti o di fare una gara di corsa per vedere chi arriva primo al cancello, quindi  hanno solo una soluzione: lasciare che il bambino faccia queste cose da solo.
La madre modello, però, ha sempre un asso nella manica e trova soluzioni alternative geniali:
1) Dire al bambino che dopo mangiato non si può andare in bicicletta, ma che leggeranno insieme un libro.
2) Distrarre il figlio con un videogame o un cartone animato, per evitare di dirgli di no e farlo piangere
3) Intimare al marito di accompagnare il piccolo,  perché lei già lo fa dal lunedì al sabato e almeno la domenica si vuole riposare
4) Andare contro i propri desideri e andare in giardino col piccolo per giocare a ce l'hai.
Di solito i genitori propendono per la soluzione 3 o 4 ma, anche nei rari casi in cui scelgono la 1 o la 2, il problema si ripresenta nel giro di un paio d'ore quindi, alla fine, volente o nolente, si ritrovano ad ansimare dietro una bicicletta o a tenere per una caviglia il giovane arrampicatore!

Credo che le madri sappiano che nel novantanovevirgolanovepercento dei casi in cui urlano al figlio "Ti fai male" in realtà i piccoli non stanno correndo nessun pericolo, però è un istinto irrefrenabile "Ti fai maleeee". Probabilmente quello che le spaventa sono le conseguenze del farsi male: il bambino piange, devo consolarlo, i pantaloni sono tutti sporchi d'erba, devo fare una lavatrice a novanta gradi e non ho altre cose di cotone da lavare, il ginocchio è sbucciato, dobbiamo correre a casa a disinfettarlo, chiamare il pediatra e chiedere se è il caso di fare il richiamo dell'antitetanica, il bambino continua a piangere, gli abbracci non bastano, lo porto a prendere il gelato, si lamenta che gli fa male anche la mano, tiene il gelato con la sinistra e si sporca la maglietta, meglio tanto dovevo già lavare anche i pantaloni, speriamo che per domani sia tutto asciutto così stiro.... Tutti questi pensieri sono sintetizzati ad arte nella frase "No, che ti fai male!" In realtà questo mantra ripetuto in continuazione è figlio dell'ansia e dello stress della donna italiana.

La madre straniera, però, ha sempre un asso nella manica e trova una soluzione alternativa geniale:
1) Non si preoccupa, di niente!
Ero in piazza a mangiare un gelato sui gradini della biblioteca e un bambino inglese correva come un pazzo dal pozzo al centro della piazza ai genitori seduti sui gradini vicino a me e vice versa. Ad un certo punto si avvicina al padre e dice "Vuoi vedere come salto dal pozzo?" e corre via. I genitori non dicono nulla. Il bambino sale sul pozzo, prende lo slancio e si lancia. In un attimo è a terra, sdraiato a terra. Alza lo sguardo, ha gli occhi fieri dell'eroe. Si alza, si pulisce le mani, si guarda le ginocchia sanguinanti e torna dai genitori. La madre tira fuori dalla borsa un fazzoletto di carta e una bottiglietta d'acqua e, mentre pulisce le ferite, dice al figlio "Sono fiera di te, era un salto difficile".

Anni, secoli, millenni di evoluzione vanificati dalla società italiana moderna, che non è più capace di crescere i figli.



9 commenti:

  1. Mi capita sempre una cosa, volevo sapere se capita anche a te. Genitori che fanno la gag di far rispondere al telefono o al citofono i bambini (più piccoli sono più loro lo trovano divertente) per un momento interminabile ed imbarazzante, poi prendono il telefono (o il citofono, tanto fuori piove solo a dirotto) e rispondono felici come pasque credendo che tu ti stia divertendo da morire. Ti capita mai?

    Lumen

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    1. Io li odio.
      A me sarebbe arrivato uno scapaccione e crdo che seguirò quella strada con mia figlia, se èpoi ci tengono a paròare con la bimba me lo chiedano loro.

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  2. Volevo raccontarti un episodio che mi capita spesso e volevo chiederti se capita anche a te.

    Quando telefoni a gente con figli, o vai a casa loro, i genitori fanno quella gag di far rispondere al telefono o al citofono il bambino, naturalmente il bambino non ha ancora un'età tale da poter rispondere a un citofono, ma proprio questo è il loro orgoglio (se fosse un undicenne perfettamente in grado di aprire un portone che gusto ci sarebbe?).
    Per un tempo interminabile ed imbarazzantissimo tu sei impietrita al telefono (o al citofono, magari sotto la neve) e quando il genitore si decide a rispondere si aspetta che anche tu sia felicissima e divertitissima. Per loro è l'apoteosi dello spasso.

    Ti capita mai?

    Lumen

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  3. Ahahahah...SI'! O meglio, mi capitava, visto che ho smesso di frequentare coppie con figli! Non solo per colpa mia, sia ben chiaro: le coppie con figli non vogliono uscire al ristorante coi piccoli (e visto come si comportano meglio così), al cinema si va solo la domenica pomeriggio a vedere film per bambini e di lasciare i pargoli dai nonni non se ne parla.
    Comunque il massimo è stata quella volta in cui mi è stato passato al telefono un bambino di sei mesi perchè la madre era convinta che dicesse "mamma" e continuava a dire "Chi sono io? Dillo alla zia Lena, chi sono io?" Ovviamente non solo il bambino non diceva la tanto amata (e da me temuta) parola, ma non faceva nemmeno il minimo versettino, quindi io, nell'imbarazzo più totale -un po' mi vergogno a dirlo- ho finto di entrare in galleria e di perdere il segnale...ho richiamato dopo le nove, ma purtroppo il piccolo dormiva ;)

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  4. Se succedesse a me di essere lasciata ad aspettare al telefono o fuori al gelo solo per far divertire quei deficienti,appena entrata in casa gli farei una partaccia che non finisce più.

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    1. Riusciresti a fare una partaccia a due ebeti con un soriso illuminato sulle labbra che, appena varchi la soglia, ti dicono "Hai visto che ti ha risposto Pucci al telefono? Ma quanto è bravo? Ormai parla..vero che parliamo Puci?"....io non ce la farei, perchè ogni loro cellula emana idiozia e una scenata non cambierebbe di una virgola il loro pensiero...anche se lo sfogo sarebbe già una bella soddisfazione!
      PS: sei nuova sul mio blog? Benvenuta!

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  5. ma perchè, gli amici con figli... ok, non chiamano, ma i vostri al telefono almeno rispondono? I miei, negli anni, devono tutti aver incontrato buchi neri...

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    1. No, non rispondono (e ovviamente non richiamano)
      e la signora giornalista Claudia Voltattorni ti spiega perchè:
      http://27esimaora.corriere.it/articolo/i-bambini-e-quel-cellulare-che-squilla/#.UJPjBjlJvLc.facebook

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  6. sigh. ok, ora è tutto più chiaro. Tranne il mio sguardo, che al momento è torvo, torvissimo :(((

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