domenica 15 aprile 2012

All'aeroporto

Ho approfittato di Pasqua e pasquetta e sono stata in vacanza con Marito. Viaggiare è bello, ma... c'è un ma: ogni volta che vado all'estero odio un po' di più gli italiani. Ogni popolo ha i suoi pregi e i suoi difetti, la perfezione purtroppo non è di questo mondo, ma toccare con mano i pregi degli altri esalta i nostri difetti e me li rende insopportabili. Se dovessi descrivere in una parola l'italiano medio lo definirei verboso: per esprimere un concetto utilizza perifrasi e metafore, ripete le stesse frasi per enfatizzarle, sottolinea ogni concetto con gesti, mimica facciale e intonazioni marcate, cerca con le parole di placare la propria ansia congenita, riempie col suono della sua voce quel vuoto e quel silenzio che lo mettono a disagio,  parla a voce alta, si fa sentire. Sì, l'italiano è verboso e si fa sentire, impossibile non notare la sua presenza e, se è vero che l'italiano medio è verboso, la madre italiana è logorroica.

Le dieci di mattina. All'aeroporto gente che parte, fidanzati che si salutano, uomini d'affari con laptop e auricolare d'ordinanza, boy scout che trascinano zaini enormi, carrelli colmi di bagagli spinti da impiegati pronti a trasformarsi in animali da villaggio turistico. Marito ed io abbiamo già passato il check in e sfogliamo pigramente la guida turistica in attesa dell'imbarco. Di fronte a noi una famiglia inglese composta da mamma, papà e una piccolina di poco più di un anno è in attesa di imbarcarsi sul volo per Liverpool.  Il papà sta leggendo un libro, la mamma è appoggiata alla sua spalla, si guarda intorno assorta e sbadiglia. La piccola è nel passeggino, girato di tre quarti di modo che possa vedere la gente che passa. Ha in mano un pupazzo, se lo rigira tra le mani e ogni tanto lo mette in bocca. Passano così una decina di minuti, non una parola, ma la loro serenità è contagiosa. Ad un certo punto la mamma guarda lontano, alle mie spalle, e sorride. Dopo qualche secondo arrivano altri tre figli: un maschio di undici/dodici anni, una bambina di  circa nove anni e un maschietto che non avrà ancora compiuto quattro anni. Il più grande consegna al padre lo scontrino ed il resto. Hanno comprato patatine, bibite, un paio di giornalini e un ovetto Kinder per il più piccolo. Si siedono vicino ai genitori e iniziano a mangiare. Il padre, sorridendo, chiude il libro, cerca qualcosa nella tasca del passeggino e passa alla bambina un pacchetto di fazzoletti di carta. La piccola ne prende uno e passa il pacchetto al fratello più grande, che dopo averne preso uno per sé ne passa un altro al fratellino che sta mordendo l'ovetto Kinder. Qualche commento su quanto sono buoni gli snack dell'aeroporto e poi i due figli maschi si siedono per terra e montano la sorpresa trovata nell'uovo. La mamma indica il cestino della spazzatura e la figlia si alza e va a buttare la lattina vuota. Chiamano il volo per Liverpool, con calma i genitori si alzano, la mamma prende in braccio la bimba più piccola, il padre con un rapido gesto chiude il passeggino e prende una delle valige.In fila indiana la famiglia si dirige verso il gate d'imbarco; ogni figlio trascina un trolley dalle dimensioni direttamente proporzionali alla sua età, orgoglioso di avere una propria valigia.  Guardo la famiglia Smith imbarcarsi sul volo per Liverpool e vedo una famiglia felice, calma, serena.

Passeggino con custodia
Al nostro imbarco mancano ancora una quarantina di minuti, mi armo quindi di pazienza e di Settimana Enigmistica. Scelgo di cimentarmi con il Ghilardi e ho completato giusto un paio di definizioni quando un cicaleccio insopportabile mi fa perdere la concentrazione. "Mettiamoci qui che c'è posto per tutti, anzi no, no, spostati di lì che almeno posso mettere il passeggino vicino a me. Luca vieni che ti allaccio la scarpa, no mi metto io su quella sedia, scala di un posto, Luca vieni, hai la scarpa slacciata. Tieni il passeggino che allaccio la scarpa a Luca. Luca siediti qui e stai fermo che ti sistemo la scarpina. Slaccia il golfino a Sara che fa caldo qui dentro". La famiglia italiana è appena arrivata, non si è ancora seduta ma ha già consumato il bonus di parole pronunciate in un giorno dalla famiglia Smith. Non è tanto la quantità di parole in sé ad infastidirmi, quanto l'inutilità delle stesse: fa tanta differenza sedersi in questa fila di sedie piuttosto che in quella? Ti cambierà la vita, la vacanza, il viaggio in aereo? Non solo inutilità, ma anche idiozia: "Tieni il passeggino"? Il pavimento è perfettamente in piano e non vedo motori a reazione  installati sul passeggino (per quanto questo abbia le dimensioni del Boeing 747 su cui stiamo per imbarcarci) quindi le probabilità che il passeggino si allontani autonomamente animato di vita propria sono decisamente basse. Il bambino ha la scarpa slacciata, perfetto. Ripetergli trentasei volte che devi allacciargliela mentre continui a manovrare il passeggino tentando contemporaneamente di toglierti la giacca è tanto faticoso quanto inutile. Chiudi quella bocca, rilassati, togliti la giacca e poi avvicinati al bambino e allaccia le stringhe. Per ogni commento riguardo al fatto che il bambino in questione ha otto anni e dovrebbe allacciarsi da solo le stringhe delle costosissime scarpe da ginnastica che ha chiesto perché sono uguali a quelle del suo calciatore preferito vi rimando a questo vecchio post.
Nei successivi venti minuti succede di tutto! Da una borsa la mamma tira fuori un sacchettino di plastica annodato e mentre cerca di aprirlo parla con la bimba nel passeggino "Hai visto gli aerei che belli? Adesso prendiamo l'aereo, non devi avere paura, l'aereo non fa paura perché vola in alto in alto ma non cade...sei contenta che prendiamo l'aereo?" La bambina ride, la mamma ha finalmente aperto il sacchetto e ne estrae un cartoccio d'alluminio. Apre il cartoccio e dentro c'è un tovagliolo di carta, che avvolge un panino. La mamma piega la carta stagnola e il tovagliolino facendo spuntare solo un terzo del panino, se lo appoggia in grembo e apre un succo di frutta, mentre continua il suo sproloquio sugli aerei che volano in altissimo ma che non fanno paura, rivolgendosi alla bambina nel passeggino. Si gira verso il figlio più grande per porgergli il panino, ma il piccolo ha lo sguardo basso e il labbro tremante. "Dai prendi il panino che poi le cose che ci danno in aereo non ti piacciono, te l'ho fatto col prosciutto cotto e la sottiletta, come piace a te". Di tutta risposta il bambino inizia a piangere perché, dice, ha paura che l'aereo cada. La cosa incredibile è che la madre -sinceramente stupita e direi quasi divertita- gli dice: "Ma come ti vengono in mente certe cose? Non bisogna aver paura degli aerei..." Il papà, intanto, sta armeggiando con quella che a prima vista sembrerebbe la custodia di un violoncello: la solleva, la gira e la rigira, attacca un cartellino con i dati del proprietario alla maniglia, controlla che le rotelle funzionino alla perfezione e prova il lucchetto della chiusura. Appena il bambino inizia a mangiare il panino la mamma prende in braccio la piccola ed da indicazioni al marito su come ripiegare il passeggino. Il pover'uomo non è un violoncellista diretto alla Konzerthaus di Vienna, ma un marito costretto a prendere una laurea in ingegneria per inserire un passeggino delle dimensioni di un Boeing 747 in una custodia rigida con tanto di lucchetto e combinazione segreta. L'operazione è lunga e complicata: la moglie crede, in quanto donna, di avere delle competenze in ambito di meccanica di passeggini e da indicazioni assolutamente inutili ("Prova a girare quella ruota verso destra, la mia destra, cioè la destra del passeggino", "Se pieghi il manubrio verso di te e poi ci metti sotto la borsa, l'ombrellino dovrebbe incastrarsi"), il marito è teso, suda e si sente osservato (la sua virilità è minata perché non riesce a smontare una macchina e il suo sogno di diventare un meccanico della Ferrari svanisce nel nulla), la bambina sente il nervosismo dei genitori ed incomincia a piangere, mentre il bambino che sta finendo il suo panino viene continuamente bombardato da una serie di "Mangia più piano che ti strozzi", "Bevi il succo che ti fa bene", "Finisci il panino, mi raccomando, che te l'ho fatto piccolo apposta", "Guarda che il succo cade se lo lasci lì".

DlinDlon I passeggeri del volo LH7856 diretto a...E' il nostro. Lasciamo la famiglia Rossi alle prese con il passeggino, il panino, la bambina piangente e le stringhe slacciate. Per fortuna loro sono su un altro volo.
Non mi illudo: anche in casa Smith ci saranno litigi, bambini che piangono, montagne di vestiti da stirare, discussioni e giornate no, sicuramente. Mi è però bastata un'ora in aeroporto per vedere la differenza tra una famiglia felice, dove i genitori sono sereni e tranquilli e i bambini autonomi e sicuri di sé  e una famiglia italiana.

Enjoy your trip, cara famiglia Smith.
Good luck, famiglia Rossi.



10 commenti:

  1. Sigh, sob, lol. C'è di tutto in questo esemplare racconto!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Più sigh e sob che lol, purtroppo!
      Grazie per avermi letto ;)

      Elimina
  2. sempre sostenuto che le donne italiane siano una disgrazia

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sono perfettamente d'accordo, pur essendo una donna italiana!

      Elimina
  3. Al di là del "simpatico" episodio che narri,è soprendente come descrivi luocghi,cose e persone....mai pensato di fare la scrittrice,è un gusto leggerti,le parole scorrono veloci e fluide...! Complimenti....

    RispondiElimina
    Risposte
    1. GRAZIE!Vivere di parole sarebbe un sogno, ma sei troppo generoso/a...

      Elimina
  4. io lavoro in aeroporto.... e in 25 anni ho visto cose che voi umani non potreste immaginare :D
    i passeggeri italiani, quelli con bambini poi non ne parliamo.... sono una cosa sublime! (se li conosci, li eviti!)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. immagino che potresti scrivere un libro...se vuoi scrivere un post sulla famiglia italiana in viaggio te lo pubblico volentieri nel mio blog!

      Elimina
  5. hehehe ci penso (mi vien l'anZia solo all'idea!)

    RispondiElimina
  6. ciao!

    Mi hai consigliato questo articolo, e devo dire che anche a me è capitato di vedere queste differenze abissali!

    la famiglia italiana è proprio così, naturalmente ci sono le eccezioni, ma la tendenza di italiani e stranieri è questa.
    grazie,interessante.

    RispondiElimina