domenica 4 marzo 2012

Scuole elementari II - Operazione compiti

Ho pochi ricordi di me bambina china sui libri a fare i compiti, non era sicuramente il momento clou della giornata. Ricordo che mi mettevo nello studio, sulla scrivania di papà, e sottolineavo le frasi più importanti di ogni paragrafo e poi le ripetevo ad alta voce. Ricordo pagine di analisi grammaticale, problemi da risolvere, poesie da imparare a memoria e schede da riempire. Ricordo che mi piaceva cancellare con una riga nera i compiti finiti dalla pagina del diario.
Ricordo che io facevo i compiti, io sapevo cosa dovevo studiare, io ero responsabile di eventuali dimenticanze. Io andavo a scuola e io gestivo gli impegni scolastici, già dalla prima elementare. Probabilmente mi sarà capitato di arrivare in classe senza aver studiato o di presentare un esercizio sbagliato, ma almeno ho imparato cosa sono le responsabilità (a gestirle devo ancora imparare, ma almeno so cosa sono...) e ho imparato cos'è l'autonomia.
I miei genitori non hanno mai guardato il mio diario o i miei quaderni per controllarmi o dirmi cosa fare. Loro avevano il lavoro, io la scuola. E' la separazione dei ruoli.

Oggi le mamme passano interi pomeriggi a fare i compiti con (per?) i loro figli.
Sembra un'operazione di guerra: subito dopo pranzo, il Generale Madre prende il diario, identifica le priorità, mira al bersaglio e spara tutti i suoi colpi: "Il titolo in rosso!" BUM "Il cinque nel ventidue ci sta quante volte?" BENGBENG "Con il resto di....?" TATATATATA "Con la F grande, la F maiuscola!" BABAAAM "Marco è più alto di Maria è comparativo di....?" KRAAA-KOOM "Hai fatto l'orecchia al quaderno...stai attentooo!" TRAKASTOMP "eleven, twelve, thirteen...." WHOOOBOOM "Abbiamo finito? E per venerdì cosa c'è?" TATATAPOOOOOM
Il Generale è riuscito a schiacciare il nemico: niente autonomia, nessun senso di  responsabilità, bassissima autostima e scarso apprendimento. La battaglia di oggi è vinta, ma la guerra continuerà fino al diploma di maturità.

Compiti a casa
Sento già le madri ribellarsi e sostenere che oggi le maestre danno molti più compiti di una volta e molto più difficili; sono convinte che i compiti siano al di sopra delle capacità dei loro figli, che le maestre diano esercizi su argomenti non ancora affrontati o spiegati male, che i 100 esercizi di matematica non siano un castigo perchè la classe si è comportata male, ma solo una vendetta della maestra in piena crisi isterica perchè indietro col programma.
Perchè sono così sicure di tutto ciò? Da dove arrivano queste informazioni? Chi ha detto loro che il testo da analizzare non è mai stato fatto o che i possessivi in inglese non erano da studiare? Ovviamente loro: gli studenti, i figli!

Scusate, care madri, se mi rivolgo direttamente a voi, e vi chiedo: avete volontariamente rimosso gli anni della scuola? Vi siete dimenticate che gli studenti, tutti gli studenti, anche i migliori, mentono? Mentire è un naturale meccanismo di difesa, un istinto primordiale, un impulso irrefrenabile.
Esempio: "Ho preso sei meno, ma la verifica era difficilissima e anche il più secchione della classe ha preso solo sei più più (leggi: io non ho studiato e lui ha preso dieci, ma tanto non lo scoprirai mai e io salvo la faccia); "Ho una ricerca di quindici pagine da fare per domani e la maestra ce l'ha detto oggi" (leggi: tre settimane fa la maestra ci ha spiegato i concetti di organizzazione e programmazione degli impegni, dandoci una ricerca da fare nell'arco di venti giorni, io non avevo voglia, non ci ho pensato e inizio la adesso perchè domani la vuole vedere).
Perchè le madri credono ai figli? La loro intelligenza è completamente obnubilata dall'amore materno?

Forse una cosa vera c'è: le maestre probabilmente danno più compiti a casa rispetto ad un tempo, ma è il risultato di un letale circolo vizioso iniziato proprio dalle madri.
Le madri hanno incominciato ad aiutare i figli con i compiti. L'hanno fatto perchè vogliono evitare ai loro piccoli ogni sofferenza, seccatura o noia; perchè non lasciano mai da soli i bambini e quindi, trovandosi nella stessa stanza, è stato naturale farlo; perchè i loro figlioli adorati non possono soffrire le pene dell'inferno nel fare i compiti e con il loro aiuto la cosa è sicuramente più divertente; perchè pensano che un bambino di 9 anni sia abbastanza grande per avere un profilo Facebook, ma non per fare i compiti da solo; per vincere la gara non ufficiale, ma altamente competitiva, che si tiene ad ogni pagella tra le madri della stessa classe; perchè pensano che con il loro aiuto il bambino impari di più e quindi sarà un adulto più acculturato.
Le maestre si sono rese conto che i bambini nel fare i compiti erano dei fenomeni di bravura e hanno man mano alzato il tiro. Più cose i bambini fanno a casa, più rapidamente la classe avanza con il programma e in men che non si dica sono tutti alle medie.
Il risultato è che adesso per finire i compiti serve la collaborazione di mamma, bravissima con la logica, papà che sa tutto di elettronica, nonna che ai suoi tempi era un fenomeno in latino e sanscrito e l'immancabile Wikipedia, la cultura sociale enciclopedica a portata di click.

Ammettere di avere un problema è il primo passo verso la guarigione.Ammettete il vostro delirio di onnipresenza e non andate a scuola con vostro figlio. Vostro figlio può fare da solo e se dovesse sbagliare non vivete l'errore come un'onta, un disonore, un imbarazzo,  perchè sbagliando si impara. E se i bambini di oggi imparano di meno è perchè non date loro il permesso di sbagliare.

12 commenti:

  1. Ciao, ho scoperto il tuo blog oggi e son saltata sulla sedia perché... be', sembrava scritto da me.
    37 anni, due lauree, un compagno, due gatti e un lavoro che adoro, che mi mette quotidianamente a contatto con i bambini. Faccio la logopedista, mi occupo di disturbi di linguaggio e di apprendimento nell'infanzia.
    Ha attirato molto la mia attenzione questo post perché con il lavoro che faccio spesso i genitori dei miei "pazientini" mi chiedono consigli su come approcciare il "problema compiti" (definito proprio così: il "problema compiti" tout court). Devo dire che la situazione è peggiorata con il mio trasferimento a Milano (prima vivevo a Genova).
    Qui la maggior parte delle mamme lavora (a Genova solo alcune) e la stragrande maggioranza dei bambini fa il tempo pieno a scuola(a Genova sei una madre "snaturata" anche se solo proponi il modulo). La mia esperienza personale è molto simile alla tua: anche se la mia mamma faceva la casalinga non si è mai sognata di leggere i compiti che dovevo fare sul mio diario. Peraltro la mia maestra scoraggiava apertamente la pratica (e molti altri genitori la criticavano per questo). Diceva che i compiti erano "nostri" e che dovevamo rivolgerci ai genitori solo una volta che li avevamo finiti per controllarli o in caso di particolare difficoltà. Io mi ricordo di essermi rivolta a mio padre (geometra) solo per una proiezione ortogonale particolarmente complessa (sono una frana in disegno tecnico) al secondo anno del liceo scientifico. Quando mamma - sopraffatta dai sensi di colpa che le generavano i discorsi con le altre mamme - mi offriva aiuto io mi risentivo perché mi pareva che mi trattasse da bambina piccola. Poi alla fine della seconda elementare è nato il mio primo fratello, quindi, per fortuna ha avuto altro a cui pensare.
    Oggi la situazione è molto diversa: io vedo quotidinamente famiglie francamente sofferenti che dicono che da quando il bambino va a scuola non possono mai fare nulla, perché il week-end è dedicato ai compiti.

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  2. Le prime volte pensavo di avere a che fare con dei pazzi. Poi siffatte dichiarazioni sono aumentate in modo esponenziale.
    Per habitus mentale, quanto tutti mi sembrano pazzi, sono solita riflettere se la pazza non sia poi io.
    In realtà questa situazione è razionalmente assurda, ma le famiglie la percepiscono in modo reale. I week-end a casa a fare i compiti.
    Tutta la famiglia, perché se Roby deve fare i compiti non è che il padre, la madre e i fratelli possono fare altro.
    Sono arrivata a dichiarazioni di questo tenore: "Anche se abitano a 30 km vediamo i miei genitori solo durante le feste perché abbiamo i compiti da fare e dai nonni rifiuta di farli (!) Prima della scuola eravamo lì un fine settimana sì e uno no."
    Molte famiglie vedono la loro vita sociale e relazionale ridotta all'osso (con le prevedibili ricadute) per via dei compiti scolastici dei bambini.
    Ah, dimenticavo...
    Stiamo parlando della scuola elementare.
    Di solito a questo punto butto lì una battuta
    "Al liceo che cosa farete? Entrerete in convento?"
    "Be', dottoressa, speriamo che quando andrà al liceo sarà diventato un po' più autonomo."

    La chiave è proprio qui.
    Però non riescono ad arrivare che aiutarlo nell'analisi grammaticale e nei problemi non lo aiuterà ad essere autonomo.
    E che l'autonomia non scende sugli adolescenti in forma di spirito santo, quando vanno alle superiori. Specie se fino al giorno prima, se la mamma non era presente, il pargolo neppure apriva la cartella.

    Per farla breve (ché avrai notato son abbastanza grafomane). Alla fine data la richiesta in tal senso io e una mia collega insegnante abbiamo organizzato cicli di laboratori a tema sui compiti. Articolati in tre serate, abbiamo dato consigli semplici su che cosa fossero i compiti (che a differenza di quello che credono i genitori non sono "sfoggi" per mostrare quanto in gamba sia il loro figlio, o la certificazione DOP che loro sono bravi genitori) e su come rendere autonomi i bambini.
    Primo step: cominciate a far decidere al bambino come e quando farli. Verbalizzatelo insieme. Fate un patto in cui voi vi impegnate a non rompere le scatole e lui si impegna a fare quanto pattuito. Ritagliatevi al massimo un ruolo di "ricordo" tipo "ti ricordi che avevamo concordato che matematica l'avresti fatta dopo il parco etc."
    Son cose di elementare buon senso?
    Certamente.
    Vedere mamme e papà che prendono appunti mentre dici cose del genere fa impressione.
    Ancora di più sentirli la settimana dopo che ti dicono: "Dott lo sa che funziona? Ha fatto da solo e alla fine non voleva neppure che controllassi. Io ho controllato ed era tutto giusto!"

    Mi sorprende sempre che descrivano con orgoglio l'intelligenza dei loro bambini e poi li trattino da ritardati.
    Be' spero di non averti logorato troppo, pian piano leggerò tutto.
    Grazie, a presto
    AnnA

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    1. Cara Anna,
      che piacere leggere queste tue parole (non preoccuparti per la logorrea, non sei l'unica come puoi vedere dalla lunghezza dei miei post!).
      Leggo i tuoi commenti e salto sulla sedia perchè be'...sembrano scritti da me!
      Anch'io vivevo a Milano prima, poi ho deciso di trasfermi perchè in quella città si concentrano tutto il bene e tutto il male della società moderna. In quella città si concentra tutto il peggio della genitorialità (ho visto pannolini di Dolce & Gabbana, te lo giuor!!)
      Sapevo del problema dei compiti, ne sapevo abbastanza da scriverci un post, ma non sapevo che si tenessero corsi per insegnare ai genitori come gestire la situazione compiti!! Il solo fatto che esista un corso del genere mi fa schifo! Non è una cosa personale contro di te, che il corso lo tieni, ci mancherebbe; mi fa schifo che l'umanità sia arrivata a questo punto: pagare qualcuno che mi dica che mio figlio può, anzi deve, fare i compiti da solo. Che tristezza. E che schifo.
      Mi ha colpito in particolare questa tua frase: Mi sorprende sempre che descrivano con orgoglio l'intelligenza dei loro bambini e poi li trattino da ritardati. Ci ho scritto un post:
      http://dibuonalena.blogspot.it/2012/03/bambini-targhe-alterne.html

      Spero di leggere altri tuoi commenti, così sarà un po' come leggermi allo specchio!!!

      Grazie e benvenuta nel mio blog

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  3. Grazie mille per il benvenuto, Lena!!
    Spero di poter essere assidua, fra queste pagine.
    E' molto difficile trovare uno spazio che non sia "integralista materno" e "integralista chilfree". E' molto facile essere fraintesi (tipo fare una critica ad un comportamento genitoriale folle e sentirsi dire che allora "odi i bambini").
    Non odio i bambini, odio la stupidità.
    Io non odio affatto i bambini, anzi, mi piacciono immensamente. Lavoro con i bambini e ho avuto soddisfazioni enormi dai "miei" bambini (nel senso "i bambini con cui lavoro e ho lavorato"). Mi sono sposata molto giovane (a 20 anni) la maternità non è stata mai un mio pensiero fisso, diversamente da molte amiche che dai 12 anni dichiaravano di non potersi immaginare grandi "senza un bambino fra le braccia". Io ci sono sempre riuscita, devo dire, ho sempre desiderato realizzarmi personalmente (anche quando non sapevo come) e non far dipendere la mia "realizzazione" da mio marito, mio figlio, la mia famiglia etc. La mia (s)fortuna è stata avere modelli familiari un tantino strani e distorti (nonna in carriera e madre chioccia, per dirne una).
    Rifletto sulla maternità da prima del matrimonio. Mi sono presa molto tempo per farlo. E sono giunta alla conclusione che se avessi avuto qualche speranza di poter essere madre senza per questo rinunciare all'organo più prezioso del mio corpo (il cervello ndA) lo avrei fatto.
    Ma oggi, in Italia, con le mie possibilità questa speranza non l'ho trovata. Tutte (purtroppo senza eccezione) le persone che io conoscevo e che si son riprodotte hanno rinunciato (dal mio punto di vista, si intende) a quanto di più bello c'era in loro. Cosa ancora più brutta (sempre dal mio punto di vista) è che alcune di queste madri SE NE SONO RESE CONTO e nonostante questo non sono riuscite a venirne fuori. Ricordo una carissima amica, che mi disse fra le lacrime di allattare ancora al seno il figlio di 7 anni, di capire che era sbagliato da ogni punto di vista, ma di non riuscire a rompere quel legame. Asha Phillips ha scritto un capitolo illuminante sull'allattamento ne "I non che aiutano a crescere"... ma un conto sono i manuali e un conto una persona che conosci che sta male da morire. Una persona intelligente, brillante, spiritosa... ridotta ad un coacervo di sensi di colpa, timori, angosce.
    Io ho avuto, semplicemente, paura di diventare così.
    Di non essere più io.
    E magari di accorgermene anche.
    No.
    Mi ero ripromessa che se fossi arrivata a 34 anni senza aver trovato le motivazioni giuste, avrei accantonato la possibilità di essere madre.
    Detto e fatto.
    Decisione presa e non ci penso più.
    (Lo so, ho 37 anni e la biologia non mi ha ancora "condannato". Ma vedermi intorno tante "mamme vecchie" è per me un deterrente fortissimo. Non voglio dare giudizi, ci mancherebbe, ogni percorso è diverso dagli altri. Ma dare un biberon e arrotolarmi dietro l'orecchio una ciocca di capelli bianchi non fa per me.)
    A presto, Lena, ci si legge!
    AnnA.

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    1. Cara AnnA, sono veramente felice di averti 'incontrata'. Siamo in sintonia e mi sento meno sola. Ti confesso che se metto ancora un 'se' davanti alla possibilità di avere figli è perchè ho paura sia di averne che di non averne.
      Ti cito: Io ho, semplicemente, paura di diventare così. Di non essere più io.
      E magari di accorgermene anche. No. Però c'è un però. Ho visto donne impazzire allo scatto dell'orologio biologico. Donne che a quarant'anni suonati si sono fatte ingravidare dal primo che passa (o poco più). Donne che, non avendo trovato un uomo con cui fare un figlio, hanno adottato un cane, l'hanno vestito e pettinato, allattato con il biberon e perfino comprato un passeggino! Donne che, non avendo figli nè cani, si sono attaccate ai figli delle altre, ai nipoti, ai cugini di terzo grado. Io ho, semplicemente, paura di diventare così.Di non essere più io.E magari di accorgermene anche.No.
      C'è una spada di Damocle sulla mia testa. Ho qualche anno meno di te. Fammi vedere che si può resistere alle follie dell'orrologio biologico!

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  4. Caspita che responsabilità! che mi dai! :)
    Scherzi a parte, quello che dici è assolutamente legittimo.
    Intorno ai 33-34 anni (che era il limite che mi ero data) anch'io vedevo questi fenomeni e ne ero molto preoccupata. Mi dicevo "e se poi impazzisco (o rinsavisco, a seconda dei punti di vista) e mi accorgo che il figlio lo voglio ed è tardi?"
    Nella mia scelta finale è stato importante il mio rapporto con i bambini.
    Come sai li amo molto.
    E sono certa che avrei amato moltissimo il mio eventuale ed ipotetico figlio.
    Proprio per questo ho pensato che mai e poi mai avrei potuto metterlo al mondo con la motivazione "se non lo faccio magari poi me ne pento".
    "Perché sono nato mamma?"
    "Perchè altrimenti mamma sarebbe diventata una pazza nevrotica con il cane carlino nel passeggino."
    No, non se lo meritava.
    Sento persone che mi dicono "Senza figlioli come farai da vecchia?"
    "Perché sono nato mamma?"
    "Per essere il bastone della mia vecchiaia, caro."
    Penso che spesso si mettano al mondo bambini per le motivazioni più sbagliate: per salvare un rapporto, per avere un sostegno, per realizzare le proprie ambizioni (per tralasciare quello che secondo me che son malvagia è il caso più diffuso, cioè "è capitato fra capo e collo")
    A me non andavano bene, lo avrei fatto per il piacere educativo, affettivo e intellettivo di veder crescere un bambino. Purtroppo queste motivazioni non hanno superato i miei timori sulla lobotomia successiva al parto.
    Non me la son sentita di fare un salto al buio così rischioso.
    Trovo il modo di stare con i bambini al lavoro, e, finora, son ancora ben contenta che dopo se ne vadano a casa :)
    Però tu sorvegliami, se cominci a vedere foto dei miei gatti infiocchettati o similia, be' fammi un fischio!
    Teniamoci d'occhio!
    AnnA.

    PS il sentirsi meno soli è importante, anche perché le non-madri trentenni subiscono una strisciante pressione sociale che difficilmente viene compresa da altri. Credo che sia importante star bene con sé stessi e avere accanto un compagno e persone con cui condividere opinioni senza essere giudicate.
    Io non escludo, a 50 anni, di poter dire "magari avrei potuto..." però spero di avere la lucidità di comprendere la mia scelta di oggi e una vita che mi possa offrire anche altro, che non sia il rimpianto.
    Però, e qui la professione mi aiuta, attribuire tutte le tristezze della propria esistenza ad una sola causa (in questo caso la mancanza di un figlio) è spesso segno di depressione, quindi il problema non è il figlio in sé, ma l'equilibrio con sé stessi. E questo mi pare rassicurante...

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  5. Si può anche arrivare tranquilla ai 45 (eccomi qua) felice perchè nessuno (finalmente!) ce la mena più con "Ma come fai a dire che non ti piacciono i bambiniiiiii? e se poi ti pentiiiii?"
    "Ma se capita?" NON capita, prendo la pillola dall'83
    "Ma non ti mancano?" no
    "Ma se il tuo lui ne vuole?" non ne vuole
    "Ma se facessero tutti come te??" non saremmo gravemente sovrappopolati
    "Ma come farai da vecchia?" pagherò una badante con tutti i soldi che non ho speso dietro al figlio


    è finita, non me lo chiedono più!! èbbbbellissimo!!!! :D

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    1. "Ma se capita?" è la domanda che odio di più in assoluto!
      I figli NON capitano. Ci sono pillole, preservativi, cerotti, diaframmi, spirali, giorni verdi e giorni rossi, coito interrotto, nodi alle tube, vasectomie, astinenza! Ma per chi mi hai preso? Per una di quelle che dice 'è successo una volta sola, non pensavo di rimanere incinta'? Per una di quelle convinte che un lavaggio intimo con la cocacola impedisca la fecondazione?
      Se mi chiedi "Ma se capita?" non meriti di essere mio amico perchè hai una bassissima considerazione della mia intelligenza.

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  6. sorella!! dove sei stata fino ad oggi!? :D

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  7. Qusta volta sono d'accordissimo con te!
    Io alle elmentari con qualche compito sbagliato ci sono andata, non è morto nessuno e la volta dopo sono stata attenta a farli giusti e se proprio avevo difficoltà chiedevo, ma succedeva davvero raramente.
    E' un consiglio che ho dato a delle amiche con i figli più grandi sentendomi dire "ma poverino".
    Ma poverino si, ma perchè glieli fai tu poverino! Ora che lui li fa sbagliati perchè sa che così glieli farai tu e farà più in fretta, però non imparerà mai a farli. E ti stupisci che tuo figlio a 15 anni sia un somaro? Non ha mai fatto i compiti da solo, non ha mai studiato, il diploma dovrebbero darlo a te non a lui!
    Se li fa sbagliati in 10 secondi solo per tornare a giocare deve sapere che tu glieli controllerai e glieli farai rifare finchè non li farà bene, che farli a cavolo servirà solo a fargli perdere più tempo, e vedrai che imparerà a farli in fretta e a farli bene nello stesso tempo.
    ma no, poverino.
    E il problema è che ma poverino non ce la fa viene applicato anche ad apparecchiarsi la tavola, rifarsi il letto, rimetere i vestiti nel cassetto...
    Allaora per non farli essere poverini faccianmoci mettere una briglia e compriamogli un frustino! :-|

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    1. Esatto. Ed è proprio questo il motivo per il quale ci prendevano in giro in quella pubblicità scandinava che ho pubblicato tempo fa su Facebook...la madre italiana diventa una bestia da soma che fa tutto per la sua creatura..poverino!
      Però, se ti ricordi, moltissimi avevano criticato quella pubblicità, dicendo che non era assolutamente vero. E poi scopro che sono gli stessi che fanno i compiti al posto dei figli... mah!!

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  8. Ma che senso ha fare i compiti "con" i figli (che poi spesso significa "al posto" dei figli)...? Per forza poi sono ignoranti e arrivati a 18 anni non capiscono nemmeno le notizie del TG (e poi dovrebbero votare??? O_o)
    Ho un'amica che ha frequentato con me medie e superiori, all'epoca faceva i compiti da sola e sua mamma non le ha mai permesso di rimanere a casa per saltare un'interrogazione nè firmato una giustificazione per non aver fatto i compiti (come invece facevano altre mamme). Doveva farli, punto; altrimenti ne avrebbe pagato le conseguenze. Qualche mese fa ho scoperto che questa stessa mamma ha fatto metà dei compiti estivi alla nipote 12enne...cioè, la figlia doveva farli perchè era il suo dovere e la nipote ora invece se li fa fare dalla zia (e lei esegue perchè "poverina, aveva troppi compiti"??) Cosa è cambiato in questi 14 anni??

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