venerdì 23 marzo 2012

La vita è anche questo

Ad un matrimonio mi trovo seduta vicino ad un mio cugino di secondo grado (almeno credo, la matematica e le parentele non sono mai state il mio forte), sua moglie e il loro figlio di otto anni. Il bambino ci mostra la fasciatura che ha al polso e ci racconta orgoglioso che stava giocando a calcio, in porta, e per parare un tiro veramente fortissimo si è buttato sulla destra e ha picchiato forte, ma forte, contro il palo. Però ha parato il tiro! Ci ha raccontato che all'ospedale ha visto la fotografia del suo osso e che era proprio come uno scheletro ed era felicissimo di poter portare a casa la radiografia. Io e Marito ci complimentiamo con lui e ci facciamo raccontare delle parate più spettacolari che abbia mai fatto. Quando il portiere infortunato si alza dal tavolo per raggiungere un amico al tavolo vicino, la madre ci racconta che è stato il giorno peggiore della sua vita e che ancora adesso, a distanza di settimane, non riesce a trattenere le lacrime al pensiero di quello che poteva accadere. Lei era presente (ovviamente) e ha visto con che violenza il bambino è finito contro il palo. E' corsa subito da lui e l'ha portato al pronto soccorso dove, dopo l'esame radiografico, non hanno potuto escludere una frattura e per precauzione gli hanno messo un tutore rigido.  La madre ammette di non aver dormito al pensiero che suo figlio avesse corso il rischio di fratturarsi il polso, di dover portare il gesso.
Ammette di aver pianto per il senso di colpa, per non aver evitato che tutto ciò accadesse.  Io e Marito sdrammatizziamo, dicendole che sono cose che capitano, che i bambini si fanno male, ma guariscono molto in fretta e senza conseguenze.

Sono nella sala d'aspetto del medico e sto sfogliando una malconcia rivista di viaggi con i prezzi ancora in lire, quando entra la mia dirimpettaia insieme alla sua bimba di sei anni. Due parole sull'ultima assemblea condominiale (alla quale, come sempre, non ho partecipato), un paio di commenti sul tempo e poi la bimba incomincia a piagnucolare. E' spaventata, mi spiega la madre, perché deve fare un vaccino. Sorrido alla piccola, le dico che anche a me fanno tanta paura le punture e mi do dei pizzicotti per dimostrarle che fanno più male del vaccino. La bimba ride del mio spettacolino, la mamma la prende in braccio, la bacia e le dice che se potesse andrebbe lei al suo posto, che le dispiace tanto che debba andare dal dottore, che dopo le comprerà tutto quello che vuole perché è stata una bimba coraggiosa e le promette che è l'ultima volta che le fa fare una puntura. La bimba (ovviamente) ricomincia a piagnucolare. E' il mio turno, saluto la madre, strizzo l'occhio alla piccola ed entro dal medico.

Tempo fa incontro una vecchia compagna di scuola che passeggia per la città spingendo un passeggino. Dentro il passeggino una bellissima bimba di 9 mesi, occhioni grandi e vispi, tantissimi capelli neri, guance paffute e un sorriso contagioso. Dietro il passeggino una donna stanca, il viso pallido, gli occhi segnati dal pianto. Ma sei proprio tu, quanto tempo, baci e abbracci, non sapevo che avessi una figlia, da quanto lavori da queste parti, ma stai bene, sì e tu... La mia vecchia compagna di scuola mi dice di essere stanca perché la bambina sta mettendo i dentini e piange tutta la notte. Si lascia andare e mi confessa di essere stremata, non tanto fisicamente, quanto moralmente. Sente la bambina piangere, corre da lei e la consola, ma in realtà ha un macigno sul cuore. Soffre perché la sua bambina soffre, perché non può fare nulla per evitarle questo dolore, perché si sente impotente. Quando la bambina si addormenta lei non riesce comunque a prendere sonno e piange perché non è in grado di sostenere il peso del pianto della sua bambina. Cerco di consolarla, ricordandole che si tratta di un breve periodo, che è normale e che ci passano tutti i bambini. Le dico che forse ha bisogno di riposarsi un po' e che presto passerà tutto. La saluto con la promessa di risentirci presto e salgo in ufficio.

Ho ordinato questi episodi in base alla loro gravità. Non mi riferisco al dolore provato dai bambini per la  sospetta frattura del metacarpo, il vaccino antidifterico-tetanico o la dentizione neonatale, ma alla gravità della reazione delle loro madri.

Farsi male giocando è una cosa comune, o forse dovrei dire era una cosa comune? Se ripenso ai tempi delle scuole elementari ricordo che c'era sempre almeno un compagno con le stampelle o il braccio ingessato. Tutti avevamo le ginocchia costantemente ricoperte di cicatrici, croste e mercurio cromo. Chiaramente non auguro a nessuno di fratturarsi un osso, dico fa parte del processo di crescita. Volendo fare una fredda  analisi, se proprio qualcuno si deve rompere un osso in famiglia, è auspicabile che sia un bambino perchè i bambini guariscono meglio e più in fretta degli adulti, perchè vivono alla giornata e non pensano alle implicazioni che un'ingessatura porta con sè (prurito, difficoltà di movimento, ecc) e perchè non hanno obblighi come andare a lavorare, guidare, fare le pulizie.

Sono molte le discussioni sul rapporto tra rischi e benefici dei  vaccini, ma in ogni caso sono obbligatori e tutti i bambini devono farli. Un'iniezione dura un attimo e non è nemmeno particolarmente dolorosa. E' umano e prevedibile che il bambino, soprattutto se è già abbastanza grande per capire, abbia paura, ma non devono essere le madri a rinforzare queste paure. Non è una cosa piacevole, ma va fatta. Punto.

I bambini piangono quando spuntano i denti. Non solo è una cosa normale, ma è addirittura bella: il nostro piccolo sta crescendo e tra poco potrà mangiare cibi solidi. Capisco perfettamente la stanchezza e l'irritabilità del genitore che non dorme per nottate intere, ma una madre non può piangere perchè vorrebbe evitare di vedere suo figlio soffrire. Questa non è sofferenza, ma crescita. Il bambino sente sicuramente un po' di male, quindi piange, ma se le madri vanno all'aria per questo significa che si sono completamente allontanate dalla natura, che non sanno come fare la madre.

Non si possono rinchiudere i bambini dentro una campana di vetro e, comunque, proteggerli dalle sofferenze della vita non è un bene per loro. Lasciate che giochino e si facciano male.  Non trattateli come degli eroi se si sottopongono ad un vaccino. Non vi disperate per un dentino che cresce.
Ammesso e non concesso che riusciate a preservarli dai possibili dolori adesso che sono piccoli, cosa farete quando al liceo avranno un professore severissimo, quando la fidanzata li mollerà per un altro, quando il capo gli farà una sfuriata ingiusta, quando verranno a mancare persone a loro care?
Evitare a vita le sofferenze è impossibile, differirle nel tempo non li aiuta perchè, così facendo, ci arrivano totalmente impreparati.

Se per la strada incontro un bambino con il braccio ingessato sorrido felice, perchè so che sarà un adulto più felice.

9 commenti:

  1. sereno e felice week end a Te...ciao

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  2. Ciao! Stavolta pochi poemi perchè sono totalmente d'accordo con te e non ho nemmeno troppe attenuanti per le mamme, perché non è di certo preservandoli dal dolore, così come dalle frustrazioni o altro che li proteggi a vita dal dolore.
    Certo, l'istinto materno e paterno è quello di accudimento e protezione prima di tutto ed è chiaro che veder soffrire il proprio figlio non è piacevole per nessuno, così come non è piacevole veder soffrire nessuno a cui vogliamo bene nella vita, ma non per questo pensiamo di doverlo salvare!
    La vita è questa, nel bene e nel male, e i "no", le frustrazioni, i dolori ne fanno parte, e ne sono una grande parte, quindi proteggerli fa solo più male, soprattutto perchè se ci riferiamo agli esempi che hai riportato sono normalissime tappe di vita.
    Certo se si pensa a bimbi con gravi malattie l'ottica cambierebbe, ma non era questo il tema.
    Nella vita lavorativa mi occupo di educazione e psicologia e posso assicurare che pedagogicamente è soltanto deleterio indorare pillole di dolore, la verità, compatibilmente a quanto essa possa essere compresa, è l'unica via sana per favorire un punto di vista critico, realistico e pronto "a tutto" nella vita.
    Il bambino che ha una "base sicura" esplora il mondo, quello insicuro purtroppo si attacca alla mamma in pianti sconsolati e tutto ciò si verifica nei soli primi 3 anni di vita e poi, in un certo senso, è fatta! Quindi occhio mamme!!! Anche se rimane il mestiere più difficile del mondo, è una grande sfida e responsabilità!
    Basta, ho detto anche troppo alla fine!

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    1. Stefy follower #1!

      Cito: "Il bambino che ha una "base sicura" esplora il mondo, quello insicuro purtroppo si attacca alla mamma (...)"

      E se fosse proprio questo che -consciamente o inconsciamente- vogliono queste madri?
      Che i bambini restassero piccoli per sempre, per sempre attaccati alle loro gonne, perchè senza i figli sarebbero perse e vuote?

      PS: non si dice mai troppo quando si riflette e si condividono i propri pensieri!

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    2. Ah! Ma sei favorita nell'analisi dei pensieri e nel loro significato visto che sei psicologa. Comunque sono d'accorto sul fatto che, come dici te, "indorare la pillola" sia sempre (o quasi) la cosa sbagliata. Lo credo in generale ancora di più con i bambini.

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  3. Che bel post, complimenti mi piace sempre di più questo blog.
    Brava!

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  4. (Il mio primo commento su questo blog super-interessante, credo che ne seguiranno altri... ;) )

    Per me c'entra anche l'insicurezza del genitore e l'incapacità o paura di affrontare il dolore, che non è qualcosa che nasce con il bambino ma è presente già da prima. Se non siamo in grado di gestire il dolore e di "relativizzare" (e, quando è il caso, sdrammatizzare) i diversi gradi di dolore o le diverse esperienze della vita, non siamo in grado di fornire le "base sicura" di cui parlavate. In questi casi, amore e istinto di protezione vengono frullati insieme alla paura e purtroppo non si è in grado di agire razionalmente, quindi la prima reazione è la "posa della campana di vetro"...

    Una volta, in coda al check-in avevamo vicino una famiglia in partenza per la vacanza e una delle bimbe era un po' preoccupata per l'aereo da prendere ("ma può cadere? e se cade, cosa ci succede?"). Con una bella risata incoraggiante e senza stare a spiegare la meccanica del volo (come a volte capita di sentire), la mamma l'ha rassicurata in modo scherzoso, riuscendo a farla sorridere e a farle passare la paura. L'episodio mi ha colpito e sorpreso piacevolmente, visto che in genere avviene diversamente, e ho pensato "ecco, questo è il modo giusto!".

    Mary

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    1. Ciao Mary e benvenuta nel blog.
      Credo che tu abbia ragione, effettivamente siamo una generazione di algofobici e tanatofobici: anestesia totale per l'estrazione di un dente, antidolorifici al primo mal di testa e creme, maschere, botulino e lifting per nn invecchiare. COn queste premesse è difficile trasmettere ai figli il giusto rapporto con la sofferenza è insegnar loro ad avere spirito di sacrificio.

      In coda al check-in sei stata fortunata. Una volta ero su un piccolo aereo da diciotto posti (di quelli ad elica) e le due bambine (otto/dieci anni, romane, simpaticissime) si sono messe a piangere perchè, a detta della più grande 'pa' ha comprato un biglietto sola, a cinque euro e c'hanno dato l'aereo senza motore'. La madre, seduta di fianco a loro, si è girata verso il finestrino e si è messa a piangere, anche lei terrorizzata da quell'aereo.

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