domenica 26 febbraio 2012

Intrattenere i bambini

Sembra che il primo compito di una brava madre sia quello di evitare ad ogni costo che il bambino si annoi.
Credo sia profondamente sbagliato e controproducente eliminare la noia dalla vita dei bambini perché per la loro crescita è fondamentale imparare a gestire il tempo e a stare soli con se stessi, ma ne parlerò in un secondo momento; adesso mi voglio concentrare sulle madri che, fin dai primi mesi di vita dei loro bambini, passano tutto il tempo ad intrattenerli, distrarli e ad interagire con loro. Un neonato ha sicuramente bisogno di contatto umano e di stringere un legame fisico ed emotivo con i genitori, ma questo non significa che debba essere intrattenuto ventiquattro ore su ventiquattro.
La vita non è un luna park, nemmeno per i bambini.

Nei primi mesi di vita di un bambino la madre dorme poco la notte, allatta, lava montagne di pigiamini e fa mille altre cose, ma per lo meno il bambino ha poche esigenze: mangia, dorme e va cambiato, punto. Questo era quello che credevo prima di scoprire che le madri di oggi non solo non si separano mai dal loro piccolo, nemmeno per andare in bagno, ma interagiscono con lui tutto il tempo.
Ho scoperto che Alessandro, un mese e mezzo di vita, ha il rituale della nanna: coccole, piagiamino, lettura di una favola, dito della mamma stretto nel pugno finché non si addormenta.
Ho saputo che Beatrice, tre mesi, ascolta le storie che la mamma le racconta con molta attenzione e vuole riascoltarle in continuazione.
Ho visto Viola, cinque mesi, piazzata davanti alla tv a guardare "I Numerotti" perchè sua madre voleva bere un caffè e chiacchierare con me.
Ho sentito un'amica lamentarsi del mal di schiena perché il suo Giacomo,  8 mesi,  è diventato pesante e lei non ce la fa più a tenerlo sempre in braccio.
Siete sicure che i vostri figli chiedano tutto questo?

I neonati sono  delle tele bianche sulle quali la vita dipingerà il proprio capolavoro. Le prime pennellate le danno i genitori ed è loro la responsabilità di quello che i bambini sono, desiderano e pretendono nei primi mesi.
Un neonato non conosce nulla, non sa niente. Se dopo l'ultima poppata viene preparato e lasciato nella culla
ad addormentarsi sarà felicissimo così. Se però,per soddisfare un nostro bisogno, una sera stiamo con lui, gli raccontiamo una favola e lo coccoliamo finché non si addormenta, possiamo stare certi che lo pretenderà anche per le sere successive. Le sere diventeranno mesi, poi anni. Il rituale della nanna di Alessandro a cinque settimane è una fiaba con un po' di coccole, ma a sei mesi saranno tre fiabe e un'ora di coccole e a tre anni? Buona fortuna mamma!

Ancor più che i neonati, sono le madri ad aver bisogno del contatto con il loro bambino: ne hanno bisogno per imparare a conoscerlo, per aver meno paura di questo esserino così delicato, per non sentirsi sole.
Affetto e cura sono gli unici bisogni del bambino.
L'ansia da separazione, la morbosa necessità di contatto fisico costante e  la compulsione all'interazione sono sentimenti della madre.
E' facile ed utile convincersi che le attenzioni siano per il bene del bambino, che sia lui a richiederle, ma non è così, almeno nei primi mesi.
Superata la fase iniziale di paura e senso di inadeguatezza, la madre vorrebbe riprendersi i suoi spazi, ma scopre che il bambino non vuole andare a giocare in cameretta da solo, durante i viaggi in macchina pretende che gli si cantino filastrocche, la sera si addormenta solo con mamma o papà, mangia solo se imboccato e vuole essere sempre al centro dell'attenzione. Il bambino non conosce la noia e non è capace di stare da solo.

Ho sentito madri lamentarsi di questo, ma mai ragionare sul perché. Se ne lamentano come di una disgrazia piovuta dal cielo: "Anche se soffro il mal d'auto, in macchina sto dietro con loro e giochiamo a memory, perché altrimenti si annoiano...sai loro sono così".
No: loro non sono così, tu li hai resi così.

Nell'educazione dei figli, così come nella vita, bisogna sempre chiedersi "perché?".
C'è sempre una risposta e spesso una soluzione.

15 commenti:

  1. Quanto approvo! Stavolta non riesco ad aggiungere altro!
    TBZ

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    1. Quanto vorrei non avere ragione...per il bene degli italiani!

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  2. (I parte – sono AnnA quella dei reply a puntate)

    Eccomi qui, comincio con ordine :)
    Ho letto un po' qui e un po' in giro per il blog e ora mi metto a rispondere in modo ordinato (non durerà, ma ci provo).
    Sono pienamente d'accordo sulla questione intrattenimento.
    Purtroppo siamo tutti vittime di una certo psicologismo/pedagogismo di massa (o per citare Lena "da manuale dell'Esselunga") che propone in genere concetti giusti e sani, ma per persone che siano un minimo addette ai lavori.
    Ricordo una conversazione illuminante che vedeva protagoniste me, la neuropsichiatra infantile dell'ambulatorio in cui lavoravo e una giovane madre, alla canna del gas, prostrata dall'accudimento del figliolo di 4 anni.
    Bambino perfettamente sano e normale (un problema di linguaggio che lo portava da me e non altro), vispo ed intelligente (e consentitemi il tono poco professionale, simpatico in maniera contagiosa).
    Questa signora si dedicava a lui da quando apriva gli occhi a quando li chiudeva in modo incessante, facendosi - fra l'altro - un vanto di rispondere in modo esauriente (e straordinariamente articolato) a TUTTE le sue domande.

    La mamma chiede un colloquio orientativo per cercare rimedio allo sfinimento che la abbatte e la porta – a volte – a spazientirsi con il bambino (Non fia!! NdA)
    Io e la dott. Riportiamo uno scampolo di conversazione, svoltasi in sala d’aspetto a cui entrambe abbiamo assistito.
    “Mamma perché se schiaccio qui si accende la luce?”
    Devi sapere, caro, che l’elettricità… ti ricordi quella cosa di cui abbiamo parlato quando c’era il temporale e…”
    Ovviamente qui il bambino si è già distratto ed interrompe con una nuova domanda.
    “E se metto le dita qui (presa elettrica) mi succede una cosa brutta, vero? Perché mi succede una cosa brutta?”
    “MOLTO BRUTTA!! L’elettricità pensa (!) di trovare un filo che la porti ad accendere una bella lampadina, ed invece trova le ditine (!) di E. passa attraverso il suo braccino e la sua pancina e gli fa molto male perché…”
    “Ma allora fa male anche alla lampadina?”
    “No, la lampadina…”
    “Ma perché l’elettricità non vede che le mie dita (!) non sono il filo e…”
    E così per omnia saecula saeculorum.

    La dott. parte soft “E’ molto importante interagire con i bambini, ma occorre tener presenti le loro capacità e la loro età. Un bambino come E., di 4 anni, non può mantenere l’attenzione tanto a lungo da comprendere un discorso articolato e complesso come quello che lei faceva sull’elettricità; e a maggior ragione non può farlo in una sala d’aspetto rumorosa, con altre persone, mentre sta mangiando la merenda. Non è un problema di E. i tempi attentivi dei bambini sono limitati e si sviluppano con la crescita…”
    “… e vengono migliorati se stimolati! – interrompe la mamma – l’ho letto su (Esseunga). Forse però ha ragione. Il discorso era troppo lungo… la prossima volta accompagno la voce con il disegno.”

    ...resistete...
    Continua...

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  3. (II parte, sono sempre AnnA.)
    Logo’s corner: la procedura sarebbe ottima, spesso i bambini piccoli “funzionano” più dal punto di vista visivo che da quello uditivo/verbale. Questo probabilmente era scritto sul manuale ed E’ VERO. Ma estrapolato e collocato in un contesto delirante diventa una follia.

    Alla fine, con tutta la sua santa pazienza, la dott. riesce ad ottenere che in caso il bambino proponga – come è successo - di mettere le dita nella presa “per sentire quello che sente la lampadina, perché è una cosa bella diventare luminosi.” La mamma non gli spiegherà il perché e il percome dell’elettricità, ma lo diffiderà dal farlo, e in caso insista sarà anche “dura”.

    Segue siparietto in cui una neuropsichiatra infantile e una logopedista spiegano che “essere duri” significa troncare le domande ed imporre una regola e non far partire l’ennesimo spiegone sul tema, terminante con la visione di immagini di persone folgorate scaricate da internet.

    Chiusura della prima parte: io sono una logopedista; è un mestiere meraviglioso. Ho preso due lauree per farlo al meglio e credo di farlo abbastanza bene. Voglio lavorare su casi che abbiano bisogno della mia competenza scientifica, professionale e personale.
    Non voglio star qui a dire ovvietà a madri in acido perché hanno letto un libro e senza capirci un’acca hanno “applicato il metodo”.
    Il metodo non esiste.
    Esistono metodi (anche se il termine non mi piace) che si applicano in condizioni patologiche o deviate dalla norma. Non esiste un “metodo” per andare a dormire. Non esiste un “metodo infallibile” per far mangiare i bambini.
    Non si chiede al medico, a meno che il bambino non sia malato.
    (Perdonate lo sfogo).
    Continua…

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  4. (III parte – Sono sempre AnnA).

    Finita questa parte che io e la dott. ritenevamo piuttosto importante per la sicurezza di E., siamo passati alla fase “interazione”.
    La mamma – completamente rimbesuita da questa parola – riteneva “l’interazione” la pietra filosofale che le avrebbe permesso di stimolare il figlio in modo da renderlo il top (di cosa non si sa… forse del campionato condominiale di torte di fango in-door).
    Aggrappandosi finanche fisicamente al MANUALE si mette a decantare (a due persone che – in teoria - lo dovrebbero sapere meglio di lei) tutti i meravigliosi risultati che si ottengono con l’interazione. Successivamente si mette a spiegare in che modo – secondo lei che evidentemente tanto bene non lo sa – “interegisca” con E., partendo dal risveglio.
    Non arriviamo neppure alla colazione (per fortuna), che la dott. la interrompe:
    “Le non interegisce con il suo bambino, lei lo INTRATTIENE.”
    Lo mamma fa uno sguardo strano, come se solo in quel momento si fosse resa conto che esistono anche altre parole – oltre a interazione – a cominciare per “in-”.
    La dott. continua.
    “Qualunque cosa faccia E. lei la fa insieme a lui, siete perennemente insieme quando il bambino è sveglio (e in un certo senso anche mentre dorme, perché dorme nel lettone); giocate insieme, disegnate insieme, guardate i catoni insieme, mangiate, bevete, dormite, andate in bagno insieme.
    Così non gli dà la possibilità di diventare autonomo, di annoiarsi e di trovare soluzioni alla noia, di raccontarle quello che fa…”
    La mamma cerca di ribattere:
    “E. se si annoia si innervosice…”
    Vero, E. è celebre per avermi detto, posando il DS “Anna, mentre andiamo nella tua stanza (5 passi dei miei, 10 dei suoi NdA), che cosa faccio?”
    A: “Cammini.”
    E: “Ma mi annoio a camminare soltanto…”
    A: “Pensa a una cosa e poi cerchi di farmela indovinare, ma non subito, quando ti riporto dalla mamma.” Ovviamente lui se ne è dimenticato, perché non è pensabile una latenza simile in un bambino di 4 anni, ma il problema noia si è magicamente risolto.

    Fin da che son piccolissimi per i bambini è fondamentale interagire con le persone (sono programmati a farlo, sono programmati a riconoscere la voce e il volto umani a poche ore dalla nascita); interagire significa anche solo “vedere” e “sentire”, ed è anche indispensabile stare soli… basta vedere un neonato che passa interi quarti d’ora ad osservarsi le manine o le api del carillon. Per lui è tutto nuovo e curioso. Non serve stimolarlo, fa esperienza vedendo che la manina vista da sopra è in un modo e se la giro (e prova delle sensazioni facendolo) è diversa.
    Se siamo costantemente lì a dirgli “OOOOHHHH hai scoperto la manina, guarda ce l’ho anch’io, la mia è più grande, ha le unghie colorare, gli anelli e…e…e…” lui non capirà nulla di quello che gli diciamo e perderà tutto quello che avrebbe appreso perché sta sentendo noi, che offriamo una stimolazione molto più massiccia e invadente, non sempre adatta ai suoi tempi e ai suoi modi (ed una volta per tutte, basta con ‘sta palla di Mozart che fa diventare intelligenti!! L’Ouverture delle Nozze di Figaro, presa per tre ore al giorno, per tre anni come fosse una medicina, al più può generare un bambino che odia la musica classica!!)

    Il vero problema temo sia che gli adulti pensano a come si sentirebbero se fossero bambini, ma in questi termini: se a 30 avessi il corpo di un bambino e fossi in una carrozzina mi annoierei (sarebbe come essere bloccato in un letto di ospedale , solo e senza elettricità)… non potrei parlare, andare su internet, leggere, cucinare… allora bisogna distrarlo, povero bambino!

    Ma i bambini non sono adulti piccoli.
    Non sono adulti costretti nel corpo di un bambino.
    Stanno scoprendo tutto intorno a loro.
    Basterebbe dargli il tempo di farlo, senza doverli prevenire e portare oltre a tutti i costi e di solito nel modo sbagliato).

    Ce la caverem?

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    1. No, non ce la caverem...purtroppo!

      Anna vuoi diventare la nuova autrice del mio blog? Sai spiegare benissimo, senza paroloni ma in maniera scientifica, quello che io riporto con esempi pratici. Scrivi tanto e scrivi bene, didattica e divertente. Ti cedo il posto?!

      Condivido ogni tua parola e, non ci crederai, ma il piccolo Z. (6 anni) è arrivato in macchina fino al mio cancello, io ho aperto la porta di casa, la mamma ha iniziato ad attraversare il giardino (20metri) e lui è rimasto immobile appoggiato all'auto. La madre è tornata indietro, l'ha preso in braccio e l'ha portato da me. "Ma Z., ancora in braccio alla tua età?" "E certo, camminare è noioso!"- Il tuo E. è in buona compagnia, purtroppo!!!!!
      PS: Z. vive a Milano ed è andato da una logopedista...so che si tratta di una possibilità remotissima, ma spero fortemente che E: e Z. siano lo stesso bambino altrimenti l'umanità è messa proprio male!!!!

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  5. Son costretta a confermare che l'umanità va male, malissimo e pure malerrimo!
    E. è un bambino che vedevo quando ancora lavoravo a Genova.

    Per il resto il blog è bellissimo e tu(issim)o!
    Però mi piace il fatto che le riflessioni di un'osservatrice attenta come te, di un'addetta del pacchetto sanità (io) e di una del mondo della scuola (Lumen), pur venendo da percorsi e formazioni diverse convergano nei medesimi punti.
    Significa che didattica, scienza, buon senso e logica sono con noi!

    Dobbiamo solo dirlo a tutti...
    ...come si fa?
    Ci vestiamo a lutto, come Vittorio Alfieri, da qui all'eternità per la morte del buon senso, scriviamo un libro? Altre idee?

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    1. Io ho un'idea: andiamo tutte in vacanza insieme! Non diffonderemmo il Verbo, ma almeno ci rilasseremmo e ci sfogheremmo!
      Scherzi a parte, l'idea di un libro mi piace, anche se in questo Paese la media dei lettori è bassa e quella delle 'motherfree' come noi bassissima, quindi temo che venderemmo al massimo quindici copie (non possiamo nemmeno contare sui nostri parenti, vero Lumen?)

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  6. Lena invece secondo me sbagli per quanto riguarda il libro! A parte che spesso la "robaccia" è assai più gradita delle letture serie, questo argomento non credo sia mai stato affrontato in maniera tanto ampia, e anche se le critiche sarebbero feroci il risultato a parer mio sarebbe garantito. Ti immagini?! Schiere di Donne-Utero che parlottano davanti ad ogni scuola, criticando qualcosa di mai letto ma che però va tanto di moda... e quanto lo compreranno "per curiosità, perché voglio vedere che dice!" Successo assicurato. Magari non ora perché ho visto che il blog è iniziato da poco, ma tra qualche mese... chissà.

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    1. Tra qualche mese...ci proverò! Se me lo pubblicano ti citerò nei ringraziamenti!

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  7. Certo che se anzichè stare appiccicati al figlio 24/7 per paura che si annoi si facesse più di un figlio, sarebbe meglio per tutti!!
    NB: ci tengo comunque a precisare che io sono figlia unica, ma nonostante mia mamma giocasse spessissimo con me, da piccola passavo tutti i pomeriggi dopo la scuola al parco con gli altri bambini, e non mi annoiavo di certo ;)

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    1. Assolutamente e totalmente d'accordo! Se le madri facessero più figli sarebbe meglio per tutti perchè, per forza di cose, non è possibile essere così morbosamente attaccati e onnipresenti nella vita di quattro figli di età diverse!

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  8. purtroppo il problema non è solo delle mamme, ma anche di tutta la rete parentale che le circonda... prendiamo il mio caso, partorisco e la mia casa viene invasa da svariati parenti dalle "buone intenzioni", che appena vedono il piccolo giù sono pronte a prenderlo in braccio, urlargli paroline "gugu, cici" in faccia, senza mai lasciarlo in pace, ignorando completamente la mamma che dice in continuazione "lasciatelo stare", e a tal proposito sentirsi dire: questa mamma cattiva, ti fa vedere solo soffitti, poverino sempre come una mummia...
    Nel mio caso non ho MAI avuto qualcuno che mi comprendesse e RISPETTASSE il mio modo di vedere, e via quindi anche alle litigate col marito... bene ora mi ritrovo a combattere con i vizi che il mio piccolo (di 4 mesi) ha ricevuto "in dono" da tutti questi fantastici parenti... ed è davvero difficile!

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    1. Esatto ed è per questo che non mi sono ancora decisa a fare figli! In molti mi hanno detto che se io so come voglio essere, che madre voglio essere, non c'è niente e nessuno che potrà cambiarmi... e invece sì! Perchè se per colpa del parentado mio figlio di 4 mesi piange quando è da solo mi tocca tenerlo sempre in braccio, se a 4 mesi lo tengo sempre in braccio a cinque dormirà ancora nel lettone, se a cinque dormirà ancora nel lettone a tredici non saprà tagliarsi la pizza da solo e così via.
      MAI nessuno che RISPETTI il TUO modo di vedere ... la cosa mi terrorizza e poi ci sono cose sulle quali non hai un TUO modo di vedere, specialmente se è il primo figlio, ed è inevitabile farsi condizionare da chi ti dice cosa DEVI fare.

      Ti auguro tutto il meglio per TE -e di conseguenza per il tuo bambino- ma so che sarà una battaglia difficile

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